Disabilità Diversity Lavoro e Management

Si scrive Disability Management, si legge inclusione e benefici (per tutti)

Daniele Regolo
Scritto da Daniele Regolo

Diversity management, Diversity management… ormai ne parlano un po’ tutti, o per convinzione o perché è opportuno seguire la scia, e ogni azienda si ritrova sul tavolo questo tema scottante. Anche chi possiede un inglese incerto capisce che per Diversity management si intende la gestione della diversità in azienda.

Parlando di diversità, si pensa prima di tutto alla diversità di genere, quindi (più o meno a pari merito), di etnia o di orientamento sessuale. Manca qualcosa? Sì, anche in questa classifica – se così vogliamo chiamarla – la disabilità si dibatte in zona retrocessione. Eppure parliamo della “Terza nazione del mondo”, dal felice e intuitivo titolo di un libro dello storico con disabilità Matteo Schianchi proprio sul tema: un miliardo di persone.

disabilityIn Italia le persone disabili sono più di 4 milioni, di cui 1,5 milioni in età lavorativa, con un tasso di disoccupazione dell’80 per cento. La biennale Relazione al Parlamento italiano sullo stato della Legge 68 mostra numeri inequivocabili. È per questa ragione che emergono (in Canada e USA sono attive già dagli anni ’90 del secolo scorso) figure come quella del Disability Manager, deputato alla gestione della disabilità in un determinato contesto (quindi anche in azienda, ma non solo: ad esempio, tale figura è molto indicata per un contesto pubblico).

Stiamo parlando quindi del Disability management, una costola della Diversity.

In Italia non si ha ancora una normativa specifica che regoli doveri e competenze di questa figura professionale, che ha nel SIDIMA la sua associazione di riferimento. Per scoprire quindi il valore che apporta il Disability manager si è tenuto lo scorso novembre a Milano il primo convegno sul tema, ideato e moderato da Consuelo Battistelli (Diversity Engagement Partner per IBM Italia) e Veronica Mattana (psicologa e ricercatrice indipendente). Sono emersi punti di riflessione davvero significativi: numeri, se vogliamo, che mai come in questo caso dicono più di molte parole. Ben 785 sono i milioni di persone con disabilità in età lavorativa nel mondo. Il lavoratore disabile ha un rischio doppio di essere licenziato rispetto ad un lavoratore senza disabilità e la sua remunerazione è inferiore del 21%: se questa non è discriminazione! È dimostrato poi che l’inclusione passa più per i colleghi che per i superiori. Molto interessante, infine, il valore rappresentato dal “Bilancio di inclusione”: un lavoratore in azienda non porta solo costi o anche sgravi fiscali, ma una serie di benefici intangibili, oltre a quelli tangibili.

Se si vuole che questi temi non siano sulle agende delle aziende solo per una questione di opportunità, sarà bene scendere nei dettagli operativi.

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Daniele Regolo

Daniele Regolo

Sordo dalla primissima infanzia, Daniele Regolo, 43 anni di Civitanova Marche, si laurea in Scienze Politiche all’Università di Macerata nel 1996. I successivi quindici anni lo vedono passare da un lavoro all’altro, in un insieme di esperienze poco organiche e difficilmente spendibili sul mercato. La sua disabilità rappresenta infatti un ostacolo troppo grande per i potenziali datori di lavoro. Successivamente, in seguito ad un concorso pubblico riservato alle categorie protette, viene assunto come dipendente pubblico con contratto a tempo indeterminato in un’azienda sanitaria. La mansione che gli è affidata – addetto allo sportello ospedaliero – si rivela del tutto incompatibile con la sua sordità e Regolo conosce il periodo professionale più buio della sua vita. Di qui, nel 2010 la scelta di dimettersi per creare Jobmetoo nel 2011. Nel 2014 la startup diventa la prima agenzia online per il lavoro esclusivamente dedicata alle persone con disabilità e appartenenti alle categorie protette. Daniele Regolo ha anche scritto alcuni libri e sceneggiature per fumetti. La vela e le regate sono per lui molto più di una semplice passione: il mare è quel luogo dove la competizione è possibile ad ogni livello. Si riconosce nel motto: “Non chi comincia ma quel che persevera”.

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