Diversity Donne

Genere e segregazione orizzontale: le pareti d’acciaio

Cristina Bombelli
Il tema dell’empowerment femminile come auspicio sociale ed organizzativo ha spesso messo al centro dell’attenzione la scelta delle facoltà scientifiche, soprattutto ingegneria, appannaggio del genere maschile.

Uno sforzo collettivo condivisibile che ha cercato di agire precocemente nelle scelte dei percorsi di studio, coinvolgendo le giovani in un dibattito approfondito circa le motivazioni, ma anche le attitudini individuali.

I dati confermano uno spostamento incoraggiante, ad esempio la percentuale di donne laureate in ingegneria ad oggi supera il 30% del totale (rielaborazione Centro Studi CNI su dati MIUR, 2016 ).

pareti acciaio_insegnanti donneSe osserviamo le statistiche di iscrizione alle facoltà, il dato che appare davvero preoccupante sia in termini sociali che organizzativi, è la ridotta percentuale di uomini iscritti al gruppo insegnamento (solo il 7% del totale), a lingue (19% del totale) e a psicologia (22%).

Questo dato non è soggetto ad allarme sociale tanto quanto la carenza di donne nelle materie scientifiche, mentre di fatto produce delle pareti di acciaio in alcuni ambiti specifici con delle ricadute spesso preoccupanti.

Ad esempio, il settore dell’educazione è soggetto ad una femminilizzazione estrema inversamente proporzionale agli ordini di scuola, pressochè totale negli asili nido e nelle materne. I dati OCSE ci dicono che gli uomini presenti nella scuola dell’infanzia sono lo 0,7%, nella primaria il 3,6%, aumentando poi nella secondaria di primo grado al 22% e in quella di 2° grado al 34,2%.
Il dato è il linea con gli altri paesi OCSE dove, in dieci anni – dal 2005 al 2014 – la presenza femminile è cresciuta dal 62 al 68%. Una presenza che decresce andando dalla scuola dell’infanzia verso le superiori. Tra i ventidue Paesi dell’Europa che aderiscono al Trattato di Schengen, la presenza delle donne dietro la cattedra è pressoché totale nella scuola dell’infanzia (97 per cento) e dominante alla primaria (85 per cento). Per calare lievemente alle medie (68 per cento) e alle superiori, dove la presenza femminile nel 2014 si è attestata attorno al 58 per cento. Il fenomeno, come si è visto sopra, in Italia è ancora più accentuato.

Dal punto di vista pedagogico l’allarme è stato lanciato da tempo da Donata Francescato, circa il rischio di luoghi in cui la figura maschile è completamente assente. E anche dal punto di vista del buon senso si può dedurre come la formazione di strategie individuali di inclusione della diversità diventi sempre più problematica in un contesto di genere così omogeneo.

Resta aperto il dibattito sulle motivazioni di questa segregazione, che chiama in causa sia un approccio sociologico che la costruzione dell’identità individuale.

Molti osservatori, nel primo ambito, sottolineano come gli uomini ambiscano a territori organizzativi in cui esistono compensi più significativi ed una carriera potenziale. Un argomento che ha delle ragioni e che dovrebbe suggerire dei disegni organizzativi, per uomini e donne, più valorizzanti il merito, che modifichino in modo differenziato gli orari – oggi significativamente a supporto di una conciliazione vita-lavoro nella tradizione della divisione dei ruoli – e che affrontino il tema della carriere con una permeabilità tra ordini di scuole o di settori adiacenti.
Sappiamo bene, purtroppo, che molte carriere politiche si sono sfasciate nel tentativo di affrontare la questione della scuola e della sua riorganizzazione, ma il tema rimane ed è di grande attualità.Genere e segregazione orizzontale le pareti d'acciaio school
Se si osservano però i dati sopra descritti, la tipologia di remunerazione e le prospettive non cambiano nei diversi ordini di scuola, di conseguenza il fatto che si passi dall’1 al 30% di presenza maschile, nella crescita di età degli utenti, propone la necessità di riflettere sulla tipologia di mansione, meno legata alla cura e più cognitiva negli ordini secondari.

Gli interrogativi aperti necessitano quindi un approfondimento anche nel versante dell’identità maschile, un tema ricchissimo di implicazioni. Il mondo che cambia ci propone delle donne sempre più vicine ai tradizionali comportamenti maschili, che hanno scelto il lavoro come un pilastro portante della propria identità, che studiano sempre di più e con migliori risultati e che desiderano accettare e far convivere tutte le parti del proprio essere, quello di madre, di compagna, di professionista. Specularmente molti uomini vivono questo cambiamento in modo positivo, attratti da un lavoro di cura che un tempo era impensabile, diventando quei “nuovi padri” che spesso rivendicano una posizione attiva nell’accudimento e nell’educazione dei figli.

Il dato sociale di sintesi però è che questa tendenza familiare non si è tradotta in un orientamento alla cura sostanzialmente differente, lasciando il territorio dell’educazione ancora a gestione quasi completamente femminile.

Così come nelle aziende si sono aperti molti dibattiti sui temi del femminile, potrebbe essere utile, in modo complementare, riflettere sull’integrazione dei ruoli, anche perché molti segnali di disagio nell’equilibrio di genere si stanno trasformando in eventi critici o addirittura drammatici.

Le pareti d’acciaio sono quindi un paradigma dei cambiamenti avvenuti o necessari, che implicano un nuovo modo di rapportarsi tra i generi e le differenze, con una prospettiva evolutiva che supporti il benessere di uomini, donne e, forse ancora di più, dei loro figli.

Autore

Cristina Bombelli

Cristina Bombelli

E' fondatrice e presidente di Wise Growth. E’ stata professore presso l’Università di Milano Bicocca e per anni docente della Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi. Ha fondato, presso la SDA Bocconi, il laboratorio Armonia, un centro di ricerca sul diversity management sostenuto da un network di imprese. E’ stata visiting scholar presso l’Università di La Verne, California. E’ pubblicista e autrice di numerosi articoli sui temi del comportamento organizzativo e della gestione delle diversità. E' stata presidente per alcuni anni della fondazione “La Pelucca” onlus di Sesto San Giovanni. E' certificata IAP di THT (Trompenaars Hampden - Turner) per la consapevolezza interculturale. Ha pubblicato numerosi libri tra i quali i più recenti: Alice in business land, diventare leader rimanendo donne, Guerini & Assocati, 2009; Management plurale, diversità individuali e strategie organizzativa, ETAS, 2010; Un manager nell’impero di mezzo, Guerini & Associati, 2013; Generazioni in azienda, Guerini & associati, 2013.

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