Empowerment

Ascolto, ascoltare, ascoltarsi

Cristina Bombelli
Sull’ascolto si sono spese molte, forse troppe parole. E’ diventata una bandiera di corsi di formazione, workshop, libri e auspici.

A volte diventa un insulto: “non mi ascolti, sei autocentrato!”

In effetti ciascuno di noi ha delle esperienze positive e negative.
La gioia di incontrare una persona attenta, che ti scruta e cerca di capirti con impegno, oppure – viceversa – persone che parlano e parlano ma non ti lasciano il tempo di replicare. A volte, riflettendo su alcuni scambi comunicativi, ci rendiamo conto che abbiamo ascoltato poco, che abbiamo speso molto più tempo a sostenere, magari anche in modo veemente, la nostra tesi.

Inutile dire che l’ascolto in quanto tale è integrato in una ben più ampia dimensione individuale: alla nostra personalità, alla sicurezza di sé, al riconoscimento della personale legittimazione nello stare nel mondo e al sentirsi a proprio agio nel momento della comunicazione. Ma anche all’interno di una prospettiva olistica, che rimanda alla capacità di ciascuno di autosservarsi e decidere se e come modificare il proprio modo di essere, esistono delle riflessioni che ci possono aiutare a diventare degli ascoltatori migliori.

Il primo punto è rendersi conto che le attività di esposizione delle proprie ragioni e ascolto di quelle altrui hanno caratteristiche intrinsecamente diverse. Nella prima ci si concentra sul proprio pensiero, si cercano le parole, si sviluppa un percorso logico. Dal punto di vista somatico è un’attività interiore, centrata su di sé. Il momento successivo, quello dell’ascolto, è invece eterodiretto. Si tratta di fermare per un momento il proprio brusio interiore e rivolgere l’attenzione all’altro. Dal punto di vista somatico è un’attività che coinvolge lo sguardo, finalizzato all’interlocutore, l’attenzione alla parola e l’osservazione del linguaggio non verbale. Un’alternanza non facile, che implica l’uso di tutti i sensi e del complesso del nostro soma, tenendo conto però che ogni azione, anche minima, ha poi un’influenza sull’intero sistema.

Allora, proviamo ad “allenarci” all’ascolto, in ogni minima occasione della vita, cercando di azionare questo dentro-fuori di noi in modo coerente, ricordando che, nell’alternanza, il momento del “dire” è focoso e brioso, quello del “sentire” è silenzioso e pacifico.

Non è cosa facile ma quando si acquisisce dimestichezza con questa alternanza il gioco diventa molto efficace, sia per sé che per gli altri.

Gli ostacoli prevalenti alla “danza” dell’ascolto, a questo avvicendamento leggero di interno ed esterno, sono le eruzioni emotive. Capita di essere estremamente convinti di quanto di sta sostenendo, oppure di sentirsi svalutati dall’interlocutore, o – ancora – di arrabbiarsi per quanto o per come ci viene detto.
Le emozioni, compagne leggere quando sono positive e governate, diventano macigni e muri quando erompono sulla scena senza un’immediata e precisa ragione.

In questo ambito vale molto il “senno del poi”, ovvero fermarsi a riflettere sull’accaduto, sul perché ciò che ci è stato detto o le modalità (verbali o non verbali) utilizzate hanno scatenato qualcosa dentro di noi. Così possiamo scegliere di non essere oggetto passivo delle eruzioni emotive ma – via via nei personali percorsi di apprendimento – di conoscerle e gestirle.

Infine l’ascolto è anche un tema organizzativo: sia nei modelli di leadership messi in campo che all’interno della cultura di un’azienda, due temi molto collegati tra loro.

Alcuni leader non ascoltano proprio, dobbiamo ammetterlo.
Lo stile premiato è di genere apodittico, sostenuto dal “non ho tempo per le sciocchezze”. Attenzione, qui la trappola ideologica è in agguato: le persone con molta responsabilità effettivamente hanno davvero poco tempo e devono quindi strutturare una catena di feedback che supporti l’ascolto organizzativo. Ma dedicare qualche minuto, anche simbolico, a raccogliere spunti è indispensabile.

Il versante strutturato è quello della cultura organizzativa: un manager di lungo corso, da poco consulente in UK, raccontava: “Mi ha colpito lo stile degli incontri, tutti si ascoltano, si riesce a produrre un risultato… Nell’azienda italiana dove ho lavorato per molti anni prevale l’aggressione verbale, più che la condivisione…” Uno stile che non pone necessariamente l’UK al di sopra dell’Italia, ma che descrive alcuni modi di fare condivisi, che diventano cultura, che devono farci capire come l’ascolto sia un impegno anche di natura organizzativa.

Per intraprendere un percorso di crescita nell’ascolto (sia a livello personale che aziendale) è necessario innanzitutto avere consapevolezza che non ci si trova di fronte a una strada facile: è più istintivo tentare di convincere, abbandonarsi alla certezza delle proprie opinioni, credere “ciecamente” nei propri valori. Questa è una parola chiave: vi sono persone e gruppi convinti che i propri valori siano assolutamente superiori, e sono queste stesse persone e gruppi che spesso chiedono a gran voce l’ascolto… ma è sempre l’ascolto degli altri.

Il punto di partenza sono ancora una volta gli individui, nella danza del dialogo interiore-dialogo esteriore, nella capacità di fare silenzio e osservare, ascoltare. Il bello è che questo apprendimento supporta molti aspetti della propria personalità, perché mente e corpo devono dialogare, non escludersi reciprocamente.

Autore

Cristina Bombelli

Cristina Bombelli

E' fondatrice e presidente di Wise Growth. E’ stata professore presso l’Università di Milano Bicocca e per anni docente della Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi. Ha fondato, presso la SDA Bocconi, il laboratorio Armonia, un centro di ricerca sul diversity management sostenuto da un network di imprese. E’ stata visiting scholar presso l’Università di La Verne, California. E’ pubblicista e autrice di numerosi articoli sui temi del comportamento organizzativo e della gestione delle diversità. E' stata presidente per alcuni anni della fondazione “La Pelucca” onlus di Sesto San Giovanni. E' certificata IAP di THT (Trompenaars Hampden - Turner) per la consapevolezza interculturale. Ha pubblicato numerosi libri tra i quali i più recenti: Alice in business land, diventare leader rimanendo donne, Guerini & Assocati, 2009; Management plurale, diversità individuali e strategie organizzativa, ETAS, 2010; Un manager nell’impero di mezzo, Guerini & Associati, 2013; Generazioni in azienda, Guerini & associati, 2013.

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