Empowerment Somatic coaching

Il corpo non mente

Patrizia Aroldi
Scritto da Patrizia Aroldi

Tutti quanti conoscono le splendide e misteriose statue dell’Isola di Pasqua. Gli archeologi hanno scoperto che quelle teste scolpite posseggono anche un enorme corpo sepolto nel terreno. Ci sono moltissimi simboli e significati nascosti in quei corpi. Anche se non scopriremo mai per quale motivo chi ha creato quelle statue abbia deciso di mostrarne solo la testa, possiamo affermare che un corpo sepolto e dimenticato è un po’ la condizione in cui vivono moltissime persone: la testa percepisce ed elabora visioni del mondo, ma rimane spesso disconnessa dal resto del corpo.

Può sembrare una contraddizione in una società come la nostra che esalta il culto del corpo, ma si tratta in realtà di un culto dell’immagine di sé, di un culto mentale del corpo; non è un culto del corpo percepito, bensì è un culto del corpo esposto, visto, guardato. Si osserva il proprio corpo dal di fuori e non lo si vive dal di dentro. Si tratta della distanza tra vedersi vivere o vivere.

La progressiva frattura che separa la mente dal corpo colpisce con rilevante incidenza le persone che svolgono professioni intellettuali, manageriali ad alto contenuto di stress. Una costante attenzione cognitiva tende infatti ad annullare la percezione corporea, si avvertono sempre meno i segnali di tensione e rigidità e il corpo diventa quasi cieco e sordo a sé stesso.

Riconoscere l’unità mente-corpo è invece la condizione indispensabile per svelare la propria integrità, le proprie autentiche attitudini e per scoprire la propria potenza (intesa come il potere su di sé in rapporto a come essere nel mondo), il proprio carisma e la propria leadership.

Leadership è prima di ogni altra cosa consapevolezza, presenza a sé. Senza consapevolezza di chi siamo non si parla di leadership, ma di stereotipi, di imitazione di modelli esterni. La leadership diventa solo un concetto, un’idea della mente che esprime poca energia se manca un contatto con il proprio corpo: non bello, non brutto, ma corpo-in-sè, come albero di trasmissione della propria essenza.

Non c’è niente di più faticoso che dover fingere di essere diversi da come si è, a volte si lavora troppo proprio per non incontrare sé stessi. Si esaltano il pensiero e il potere, ma non il sentire. Ne consegue che il corpo è usato come una macchina che porta in giro la testa, un taxi per il cervello. Ma l’essere umano è organizzato per pensare con tutto il corpo. Quando deleghiamo la capacità di elaborazione dei dati a una piccola zona del cervello, quella corticale, che presiede alle funzioni razionali, stiamo escludendo una vasta parte di collegamenti possibili. E’ ovvio quindi come il pensiero ne risulti limitato. A volte elaboriamo una quantità di idee inutili che invece, pensando col corpo, non inizieremmo nemmeno a immaginare.

Ma come fare? si tratta di passare da una posizione di massimo controllo a una di massimo ascolto.

Quando siamo in un contesto relazionale – ad esempio lavorativo o di formazione – la nostra testa ci consente di raccogliere alcuni elementi utili; è importante però soffermarci anche sulla seconda risposta, quella fisica, che ci porta a percepire l’autenticità della situazione. Se non consideriamo la reazione fisica, avremo accesso a meno informazioni. Incorporare la reazione fisica alla situazione ci consente di arrivare a una comprensione più profonda e più autentica della realtà.

Il corpo infatti possiede un canale che si chiama propriocettivo ed è quel sesto senso che ci permette di sentire dall’interno; quando sentiamo dall’interno non ci importa molto dell’apparenza perchè siamo focalizzati sulla sostanza. Tutti gli altri sensi registrano informazioni provenienti dall’esterno: suoni, odori, colori, sapori… la propriocezione invece è il senso che si occupa di raccogliere le sensazioni interiori.

Un buon radicamento propriocettivo, cioè la disposizione a sentire e riconoscere le nostre sensazioni fisiche interne, è alla base della capacità di pensare col corpo.

Le neuroscienze hanno accertato che noi pensiamo, sentiamo e immaginiamo con tutto il corpo, non solo con il cervello. Si parla infatti di Intelligenza corporea. L’approccio psico-corporeo studia in che modo la strategia di vita di una persona si riflette sulla sua forma corporea. Perchè non solo le nostre menti cambiano i nostri corpi, ma anche il nostro corpo cambia la nostra mente; di fatto, il modo in cui pensiamo si modifica anche radicalmente quando cambia il corpo.

Proviamo a chiederci: come sto dentro al mio corpo, come lo abito? sento di più di avere un corpo o di essere un corpo? la mia respirazione è profonda o superficiale? e le mie spalle sono diritte o crollate? ho il collo rigido o allentato? cammino con passi sicuri o con brevi, piccoli passi? parlo chiaro e udibile oppure a bassa voce?

Rispondere a queste domande può aiutarci a comprendere meglio noi stessi, perché il corpo che siamo non mente mai: il corpo è persona e riflette la personalità. Il nostro corpo è anche archivio di memorie: muscoli, tendini, organi, ossa, incarnano e trattengono i nostri vissuti e le nostre esperienze. La mente può dimenticare, il corpo no.

Il nostro corpo è qui, ora, e cambia di continuo. La più piccola scelta di vita che facciamo ci trasforma all’istante. E questo avviene indipendentemente dalla nostra consapevolezza.
Il corpo può dare forma alla mente: ricollegare mente e corpo ci permette di ritrovare passione, volontà, fiducia nel nostro potere.

Non dimentichiamo che l’arte più grande è l’arte di vivere e che ogni essere umano è un’opera d’arte.

Autore

Patrizia Aroldi

Patrizia Aroldi

Laurea in Fisica e ricercatrice scientifica all'Euratom di Ispra. Dopo un quadriennio di formazione in Medicina Psicosomatica riceve la Cattedra di Drammaturgia e Danza-terapia presso l'Università di Lugano. Attrice di teatro contemporaneo nello spettacolo “Cinema Cielo” di Danio Manfredini, autrice e interprete di "Giduglia" e di "Un mito di donna", una conferenza-spettacolo sull'identità femminile con Laura Girelli. Specialista in Psicologia del corpo, Somatic Coaching e Public Speaking, attualmente vive e lavora a Milano dove conduce seminari e incontri individuali sulla comunicazione, sul linguaggio del corpo e sul Teatro interno al fine di dare voce e portare sulla scena della vita le qualità individuali che identificano e permettono la potenza dell'essere.

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