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Work-life balance e inclusione: l’esempio di IFOM

Stefania Baucè
Scritto da Stefania Baucè
Solo il 30% degli scienziati è donna (UIS), la scienza, per il momento, è ancora un ambiente prevalentemente maschile anche se qualcosa lentamente sta cambiando.

È notizia di questi giorni l’assegnazione del Nobel per la Fisica 2018 a Arthur Ashkin, Gerard Mourou e Donna Strickland, la terza donna nella storia a vincere il premio.

Le ragazze sono spesso scoraggiate dall’intraprendere studi in ambito scientifico; durante le scuole primarie il loro interesse per queste materie è pari a quello dei ragazzi, ma dopo i 14-15 anni, cambia. Il motivo? Poche role models e la presenza di stereotipi di genere ancora radicati influenzano ancora in maniera molto significativa la cultura organizzativa e i comportamenti degli individui. Le poche che scelgono carriere in ambito scientifico, una volta diventate madri, si confrontano con seri problemi di conciliazione famiglia/lavoro.

Nell’ambito della ricerca scientifica IFOM è una realtà interessante che tenta di rispondere con misure specifiche ad esigenze di work-life balance per donne e uomini.

La composizione della forza lavoro (alta presenza di giovani, donne, stranieri) ha gioco-forza modellato nel corso degli anni questa realtà lavorativa, che presenta spunti interessanti di conciliazione e di inclusione.

IFOM, Istituto FIRC di Oncologia Molecolare, è parte della realtà scientifica nazionale e internazionale dal 1998, dove si fa e sviluppa ricerca innovativa, prevalentemente in ambito oncologico. L’attività è portata avanti da 260 ricercatori, dottorandi, studenti, postdoc, PI italiani e internazionali. Di questi il 60% sono donne, l’80% impegnate nel ruolo di ricercatrici o specializzate in altri ambiti professionali: manageriali, amministrative, di servizio e supporto ai dipendenti. Il 30% di esse riveste un ruolo manageriale e sempre nella stessa percentuale sono anche madri di uno o più bimbi.

Una forza lavoro con caratteristiche peculiari, per un certo verso atipica per il mercato italiano. Molti ricercatori provenienti dall’estero, un’età media intorno ai 30 anni, una forte presenza femminile anche in ruoli apicali e l’alta presenza di madri, hanno gioco forza spinto IFOM, verso l’implementazione di pratiche di gestione delle risorse umane, che riescono a coniugare obiettivi aziendali con un buon work life balance dei propri dipendenti.

Rossella Blasi, direttore HR, spiega le motivazioni alla base di alcune scelte aziendali. «IFOM si è immedesimato nei desideri di carriera e di realizzazione famigliare dei propri dipendenti ed ha iniziato a pensare a dei programmi di work-life balance, di conciliazione famiglia-lavoro, che rispondessero sia alle esigenze di un istituto di ricerca – una professione complessa e difficile che non risponde a leggi di orari e festività – sia alle necessità di una famiglia in cui genitori – spesso giovani – e bambini devono fare un percorso parallelo di crescita. Con difficoltà tanto maggiori per i ricercatori e famiglie stranieri che devono confrontarsi con lingua, abitudini, opportunità diverse dal Paese di origine. Così nel 2004 è stato attivato un nido aziendale bilingue (a 500 m di distanza) per ‘rasserenare’ il lavoro di mamme e papà. Per IFOM, work-life balance significa anche concedere ai genitori un orario di lavoro flessibile, potendo usufruire delle pause pranzo per svolgere impegni personali così da conciliare al meglio la realtà lavorativa con quella familiare. L’obiettivo raggiunto è una maggiore redditività e produttività sul lavoro».

I risultati della filosofia e politica di ‘conciliazione’ di IFOM, al pari di una ricerca, sono maturati e cresciuti anno dopo anno, misurandosi con i numeri e dando soddisfazione sia a chi attua sia a chi beneficia di questa opportunità. Secondo Rossella Blasi, tra dipendenti e ricercatori la motivazione e l’assertività al lavoro hanno visto un trend di crescita, perché la libertà nella gestione dell’attività professionale e della vita familiare stimola una proficua simbiosi tra queste due esigenze, con ricadute positive sull’ottimizzazione del tempo, il migliore utilizzo delle proprie capacità, dello spirito organizzativo e decisionale ma anche di coesione con la struttura.

La motivazione ed il rendimento dei collaboratori, non sono l’unico plus. Il secondo beneficio raggiunto con l’applicazione di strategie HR mirate alle esigenze dei propri collaboratori, è di ordine economico, sia in termini monetari, perché con l’asilo nido sono state stipulate delle convenzioni, sia di risparmio di tempo. IFOM dispone infatti, al proprio interno, di uffici dedicati all’adempimento di servizi burocratici, pensati in modo particolare, ma non solo, per i ricercatori stranieri con l’intento di non gravare sui professionisti anche con questioni amministrative. L’ultimo beneficio è di ordine sociale, ottenuto agevolando l’integrazione culturale nel contesto italiano dei ricercatori provenienti dai 5 continenti e mettendo a loro disposizione dei facilitatori interculturali.

Alla base di queste misure messe in atto nel corso degli anni, c’è un’attenzione ed un ascolto attivo verso le esigenze di ogni persona che lavora all’interno dell’ente di ricerca al di fuori dei classici schemi relazionai datore di lavoro-collaboratore, che consentono di portare avanti in armonia e in sincrono progetti personali ed obiettivi aziendali.

Un esempio emblematico di questa filosofia è la creazione di un laboratorio di ricerca speciale per le donne in gravidanza: il Lab. G.

Rossella Blasi spiega che questa struttura è stata studiata ad hoc per le ricercatrici in attesa o neomamme. Di norma, infatti – nei centri di ricerca biomedica – la vita di laboratorio è preclusa alle ricercatrici in stato di gravidanza, puerperio o allattamento perché sussiste un potenziale rischio di esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici che, in certe dosi e in determinati periodi della gravidanza, potrebbero essere pericolosi per il bambino. La ricercatrice a quel punto è di solito costretta a mettere in disparte il progetto di ricerca – sul quale si sta impegnando magari da 3-4 anni – e dedicarsi esclusivamente a studi bibliografici, per poi riprendere il progetto una volta terminate maternità e svezzamento. Con questa lunga interruzione c’è pero il rischio di vanificare anni di lavoro, poiché altri gruppi di ricerca nel mondo potrebbero raggiungere, prima, gli stessi risultati.
Il “Lab G”, realtà unica nel mondo della ricerca in Italia, consente alle mamme che lavorano in IFOM di conciliare serenamente il proseguimento della propria carriera scientifica con la maternità, offrendo l’opportunità di lavorare in condizioni di massima sicurezza per tutto il periodo della gravidanza e dell’allattamento.

Il “Lab G”, realtà unica nel mondo della ricerca in Italia, consente alle ricercatrici di IFOM di conciliare serenamente il proseguimento della propria carriera scientifica con la maternità, offrendo l’opportunità di lavorare in condizioni di massima sicurezza per tutto il periodo della gravidanza e dell’allattamento.
Questo laboratorio può essere la risposta concreta e praticabile che rende possibile la conciliazione di esigenze professionali e familiari, per donne che hanno fatto della ricerca il proprio lavoro. Uno dei momenti più delicati nella vita professionale di una donna, in Italia ma non solo, è infatti il momento della gravidanza prima e del rientro al lavoro in seguito.

I dati in Italia dicono che circa 1 donna su 5 abbandona il lavoro con la nascita del primo figlio, altre si autoescludono e fanno un passo indietro pensando di non riuscire a gestire famiglia e lavoro. Con i nostri percorsi al rientro dalla maternità abbiamo sperimentato che l’arrivo di un figlio non spegne il desiderio di essere riconosciute e valorizzate anche in ambito professionale, anzi: questa esigenza per certi versi si potenzia proprio dopo la maternità, nel momento in cui si acquisisce consapevolezza delle proprie capacità e si è raggiunto un equilibrio personale.

Il punto di forza di IFOM nella realizzazione di politiche di conciliazione è che punta molto sulla libertà e autonomia di azione di cui ogni collaboratore può avvantaggiarsi rappresentando invece un limite rigoroso per molte realtà italiane che richiedono contesti di rigidità per il raggiungimento della ‘produttività’ giornaliera.

È importante sottolineare che in questo centro di ricerca tutte le iniziative sono aperte a tutti i dipendenti, madri o padri, sposando la filosofia sempre più attuale che parla di genitorialità e non solo di maternità.

IFOM – che per la composizione della sua forza lavoro è sicuramente una realtà atipica rispetto al contesto italiano – ha scelto di indirizzare le sue politiche di conciliazione a tutti i collaboratori (non solo i genitori).

Sempre più studi e ricerche affermano come le esigenze di conciliazione tra mondo personale e lavorativo non siano più solo appannaggio delle donne, ma stiano diventando, in maniera sempre più diffusa, una richiesta avanzata anche dagli uomini o da altre fasce di popolazione aziendale.

Da una ricerca condotta da Wise Growth nel 2013 si evince come la generazione Y si distingua nettamente e in modo molto omogeneo. Il bilanciamento della vita professionale con quella personale è un tema centrale, in una gestione del tempo che salvaguardi sia gli interessi famigliari che quelli lavorativi.

Le aziende, ma anche la società, non potranno ancora a lungo ignorare tutto ciò e dovranno presto attrezzarsi per accogliere le esigenze di work-life balance di un numero sempre crescente di persone.

Il rischio è di privarsi a lungo andare di una fetta di talenti che, sempre con maggior fatica, riescono ad accettare modelli organizzativi e di lavoro costruiti su vecchie regole che premiano il presenzialismo anziché il raggiungimento degli obiettivi.

Autore

Stefania Baucè

Stefania Baucè

Laurea in Economia e commercio conseguita presso l’Università Cattolica di Milano e Master in Marketing Management in Istud. Ha lavorato in ambito retail GDO dal 2000 al 2010 nel ruolo di senior buyer. Dal 2011 è senior consultant di Wise Growth: si occupa della progettazione di percorsi formativi sui temi della diversity & inclusion, ed è docente nei corsi di empowerment femminile. I principali ambiti di interesse riguardano i progetti legati alla gestione del rientro dalla maternità in azienda e all’implementazione di strumenti per favorire una miglior conciliazione vita privata/vita lavorativa. E’ executive coach ICF ACC, diploma conseguito nel 2014 presso EEC Scuola Europea Coaching. Nel 2017 ha frequentato un corso sul somatic coaching, organizzato da Strozzi Institute. Coautrice di "Maternità, lavoro, vita” in Girelli L., Mapelli A. (a cura di), “Genitori al lavoro. L’arte di integrare, figli, lavoro, vita” GueriniNext 2016.

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