Diversity Donne Empowerment

Donne in agricoltura: a che punto siamo?

Cristina Bombelli
Il tema dell’empowerment femminile è sicuramente ormai in agenda per moltissimi soggetti sia istituzionali che sociali ed economici.

Questo interesse però deve ancorarsi a situazioni specifiche, nazionali, di settore o addirittura di singola azienda. Solo riferendosi ai dati è possibile sviluppare azioni incisive, che possano realmente aiutare le donne nella lunga strada verso l’emancipazione.

Per questo è molto utile lo studio condotto da Corteva Agriscience, Agriculture Division of DowDuPont, che tende a colmare una lacuna: la comprensione dei fenomeni di equilibrio di genere in agricoltura, un settore spesso non sotto i riflettori e che invece è di capitale importanza.

La ricerca ha due importanti caratteristiche che la rendono unica: la prima è la dimensione globale, essendo distribuita su 17 Paesi del mondo; la seconda è che si propone di utilizzare questa prima indagine, la cui estensione impedisce un approfondimento qualitativo specifico, per continuare su questa strada avendo un punto di riferimento a cui ancorarsi. La magnitudo dell’indagine, infatti, ha impedito di affrontare le diverse posizioni lavorative, dividendo imprenditrici, manager e posizioni d’ordine, e rilevando quindi una tendenza complessiva.

Importanti sono le informazioni che emergono.

Il primo dato che colpisce è quello dell’orgoglio di lavorare in questo settore, con percentuali che variano dall’89% al 93% a seconda dei continenti, quindi decisamente alte. Questo orgoglio purtroppo non si traduce immediatamente in felicità o soddisfazione, in quanto molte donne sottolineano il problema delle disuguaglianze di genere. La metà di esse rileva maggiori difficoltà di carriera rispetto ai colleghi maschi e solo il 42% pensa di avere le stesse opportunità. Inoltre la differenza salariale viene percepita dal 37% delle rispondenti.
I dati italiani sono abbastanza allineati: percezione di discriminazione del 7%, ma orgoglio di appartenenza molto alto, al 91%.

Temi noti, che affondano le loro radici in numerose cause, molto studiate dal punto di vista della comprensione, ma che devono ancora trovare strategie di lungo periodo per essere risolte. Nell’indagine le donne danno dei suggerimenti operativi: più formazione in tecnologia (citato dall’80%) − Più formazione accademica (citato dal 79%) − Più supporto – legale per aiutare le donne in agricoltura che subiscono discriminazioni di genere (citato dal 76%) − Sensibilizzare l’opinione pubblica sul successo che le donne stanno ottenendo in questo campo (citato dal 75%) − Sensibilizzare l’opinione pubblica sulle discriminazioni di genere in agricoltura (citato dal 74%).

Manuela Rancati – Sales Manager Seeds di Corteva Italia

Un itinerario quindi che, come sottolinea, Manuela Rancati, Sales Manager Seeds di Corteva Italia, conferma: “Questo studio ci ha permesso di capire le condizioni, le impressioni e le preoccupazioni di tutte le donne impiegate nel settore. Nonostante la maggior parte sia orgogliosa di lavorare in agricoltura, tale dato non si traduce in soddisfazione. Il loro costante impegno in un settore che culturalmente si ritiene maschile rappresenta una sfida quotidiana, per rimuovere molti più ostacoli rispetto agli uomini, perchè indipendentemente dal lavoro che svolgono e dal paese in cui vivono, molto spesso devono occuparsi anche dei figli e della gestione familiare. Per Corteva è fondamentale supportarle fino al successo, anche se ci vorranno decenni.”

Interessante è la motivazione aziendale che ha sorretto questo lavoro. Dopo molti anni di impegno interno nel sostegno alle carriere femminili, hanno deciso di estendere questa loro attenzione anche all’esterno. Un trend che sta accomunando molte aziende socialmente responsabili, che intendono mettere in evidenza la supply chain nel suo complesso.

Il punto di vista di Manuela Rancati è interessante anche per la sua storia personale, che l’ha vista passare dal ruolo di vendita – tra le poche donne in un team tutto maschile – fino a quello di capo area ed ora alla Direzione. Un percorso che l’ha vista sperimentare molte delle situazioni descritte dall’indagine, ma che non sono state un ostacolo per la sua crescita. Nel ruolo attuale ha la possibilità di una doppia visuale, interna ed esterna all’azienda, con una comprensione del settore molto approfondita. “Si passa dalle piccole azienda famigliari alle grandi imprese, con tematiche che sono naturalmente molto diverse tra loro, cosi come la condizione della donna”.

Dal punto di vista del lavoro più manuale, oggi l’assenza femminile non è più giustificata, data la spinta meccanizzazione che rende le mansioni meno pesanti.
Questa diversità di dimensioni e di stili di gestione consente di affrontare delle ombre nel settore, che devono essere considerate. In una recente indagine giornalistica, Oro rosso, di Stefania Prandi, si mettono in evidenza dei fenomeni non solo di sfruttamento al femminile, ma di vere e proprie molestie continue e ripetute. Probabilmente un’eccezione nel panorama, ma proprio l’impegno di grandi aziende come Corteva possono aiutare l’intero settore a conoscere sé stesso e a produrre dei miglioramenti, in primo luogo etici e di conseguenza gestionali.

Autore

Cristina Bombelli

Cristina Bombelli

È fondatrice e presidente di Wise Growth. È stata professore presso l’Università di Milano Bicocca e per anni docente della Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi. Ha fondato, presso la SDA Bocconi, il laboratorio Armonia, un centro di ricerca sul diversity management sostenuto da un network di imprese. È stata visiting scholar presso l’Università di La Verne, California. È pubblicista e autrice di numerosi articoli sui temi del comportamento organizzativo e della gestione delle diversità. È stata presidente per alcuni anni della fondazione “La Pelucca” onlus di Sesto San Giovanni. È certificata IAP di THT (Trompenaars Hampden – Turner) per la consapevolezza interculturale ed executive coach con Newfield. Ha pubblicato numerosi libri tra i quali i più recenti: Alice in business land, diventare leader rimanendo donne, Guerini & Assocati, 2009; Management plurale, diversità individuali e strategie organizzativa, ETAS, 2010; Un manager nell’impero di mezzo, Guerini & Associati, 2013; Generazioni in azienda, Guerini & associati, 2013; Amministrare con sapienza, la regola di San Benedetto e il management, GueriniNEXT, 2017.

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