Conciliazione Donne Lavoro e Management

Welfare aziendale: vero strumento di parità

Ilaria Li Vigni
Scritto da Ilaria Li Vigni
Se è vero che il welfare aziendale rappresenta un’innovazione sociale importante per il nostro Paese, è ancora più vero che uno dei suoi obiettivi fondamentali riguarda proprio le donne e, nello specifico, la presenza femminile nel mondo del lavoro.

Sembra scontato ed inutile ripartire dalle difficoltà evidenti delle “lavoratrici-equilibriste”, sempre alle prese con la conciliazione degli impegni familiari con quelli del lavoro: in una società in cui i carichi di cura ricadono prevalentemente sulle donne (siano esse mamme, figlie, nuore, nipoti) la rinuncia al lavoro o alla carriera è, troppo spesso, la soluzione tanto obbligata quanto dannosa per l’affermazione di una vera parità.

E l’unica soluzione a tale annoso problema è proprio quella di potenziare il welfare aziendale, quale strumento integrativo rispetto al welfare pubblico, che presenta tutte le ben note difficoltà dovute alla carenza di fondi.

Tale forma privata di welfare può offrire, anche grazie alle novità normative introdotte nel 2016 e nel 2017, alcune significative misure di supporto alle donne lavoratrici che le aiutino a conciliare gli impegni privati con le loro mansioni professionali.

Più che ai cosiddetti servizi salva-tempo (disbrigo pratiche e commissioni, tintoria), certamente importanti ma non fondamentali, pensiamo alle prestazioni di carattere sociale relative ai figli minori (dal logopedista allo psicologo) ed agli anziani (servizi di ausilio, quali collaboratrici domestiche e badanti).

Il principale valore che l’azienda può dare a una sua lavoratrice è proprio il supporto ad alleviare i carichi di cura.

Con un dato statistico fondamentale da tener presente.

In molte imprese italiane, dove l’età media dei dipendenti sfiora i cinquant’anni, una persona su cinque dichiara di avere carichi di cura che impattano in modo severo sul lavoro. E spesso, in una netta maggioranza dei casi, si tratta di donne.

Serve, quindi, inserire nei piani di welfare aziendale sempre più servizi di carattere sociale, da erogare sul territorio e da integrare nelle risposte pubbliche già presenti.

Servono servizi che aiutino le donne lavoratrici in tutte le attività: dall’approfondimento e comprensione della problematica (tramite una funzione di ascolto), alla selezione della struttura o del professionista (sul territorio), al supporto economico per l’acquisto della prestazione. È importante garantire l’accompagnamento dell’utente in tutto questo processo e completarlo, dove serve, con soluzioni mutualistiche.

Qualche volta, infatti, potrebbe servire a poco la disponibilità di risorse individuali, ad esempio provenienti dalla conversione di un premio di produzione. I valori in gioco, specie nei casi più gravi, sono molto più importanti di tali incentivi economici e, soprattutto, occorre un sostegno che vada oltre l’ambito strettamente monetario.
Meglio sarebbe, per garantire equità al welfare aziendale, prevedere una sorta di fondo aziendale, a cui attingere per la soluzione dei casi più significativi.

La risposta del welfare aziendale può essere decisiva per risolvere i problemi di conciliazione e di cura in carico alle donne lavoratrici.

Essa passa per la copertura dei bisogni sociali, l’accompagnamento della lavoratrice nel percorso di comprensione del problema e di selezione della soluzione più adatta e per la copertura mutualistica delle spese.
Sappiamo che alcune società, generalmente di medio-grandi dimensioni, spesso multinazionali, stanno implementando al loro interno, da alcuni anni ormai, forme concrete di welfare.

Occorre, tuttavia, che tali soluzioni siano estese anche al vasto mondo delle piccole-medie imprese, così capillarmente presenti in Italia, ma certamente spesso riottose ad affrontare la questione e ad investire in tal senso.

Occorre, oltre al superamento di problematiche organizzative, una vera e propria rivoluzione culturale che faccia comprendere a tutti, imprenditori e dipendenti, che un ambiente di lavoro più sereno ed attento al bisogno del singolo è anche un volano per la produttività aziendale in un’ottica di lungo periodo.

È certamente una scommessa da fare, i primi risultati, seppur lentamente, si stanno riscontrando e siamo certi che ne vedremo altri in futuro.

Autore

Ilaria Li Vigni

Ilaria Li Vigni

Avvocata penalista, iscritta all’Ordine degli Avvocati di Milano e specializzata in diritto penale dell’economia, reati contro la Pubblica Amministrazione, contro la persona e la famiglia. Consigliere dell’Ordine regionale dei Giornalisti. Consulente legale Consolato USA a Milano. Si occupa di tematiche di genere nell’avvocatura, coordinando corsi di formazione in materia di diritto antidiscriminatorio e pari opportunità e leadership presso le Istituzioni Forensi e le Università. Giornalista pubblicista e autrice di saggi.

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