LGBTQIA+ Pressione di genere

Pressione di genere: un peso invisibile ma concreto

Pressione di genere: un peso invisibile ma concreto
Scritto da Bianca Iula

Il concetto di pressione di genere, tanto diffuso quanto invisibile, si annida nelle norme sociali e culturali che impongono ruoli e comportamenti binari fin dalla nascita.

Dal momento in cui viene assegnato un sesso alla nascita, ci si aspetta che bambine e bambini si comportino in maniera conforme alle aspettative sociali legate al genere: vestiti, giochi, colori.  Crescendo, questa pressione evolve in giudizi, esclusioni e discriminazioni che possono compromettere profondamente il benessere delle persone – in particolare di chi non si riconosce nei modelli imposti dalla società.

L’impatto sulle persone transgender e non binarie

Per le persone transgender e non-binary, la pressione di genere assume connotazioni ancora più complesse. L’aspettativa sociale di “dover interpretare” un’identità non autentica può causare profonda sofferenza, con effetti significativi sulla salute mentale.

Persino in contesti che si dichiarano “inclusivi”, possono emergere dinamiche non consapevoli che spingono le persone a “dover dimostrare” la propria identità spesso in modo conforme a stereotipi. Questo può portare a un senso di alienazione e isolamento, ostacolando il processo di autodeterminazione.

La pressione di genere è una forma pervasiva di stress che può manifestarsi in ogni fase della vita, con importanti ricadute psicologiche. Le persone transgender, in particolare, sono più esposte a questo tipo di pressione e possono avere una maggiore probabilità di sviluppare ansia, depressione e disagio psicologico rispetto alla popolazione cisgender.

Questo può accadere sia prima del coming-out, quando si avverte l’urgenza di nascondere la propria identità, sia successivamente, nel tentativo di conformarsi al genere d’elezione secondo standard esterni.

Un aspetto particolarmente rilevante è la cosiddetta “disforia sociale“, ovvero il disagio causato dal modo in cui la propria identità viene percepita e trattata dalle altre persone. L’uso scorretto del pronome, la richiesta di spiegazioni o la negazione dell’identità possono alimentare un senso di inadeguatezza profondo

Dove si manifesta con maggiore forza la pressione di genere?

Ambiti come quello sanitario, scolastico e lavorativo rappresentano contesti chiave in cui la pressione di genere si fa sentire con particolare intensità:

  • Sanità: secondo la sorveglianza PASSI 2017–2020 dell’ISS, molte persone transgender evitano l’accesso a servizi sanitari per paura di discriminazioni, con gravi ricadute sulla propria salute
  • Scuola: vi è una forte spinta a conformarsi per evitare episodi di bullismo, discriminazione e abbandono sociale
  • Lavoro: la pressione a aderire a determinati stereotipi di genere (o a dover dimostrare la propria “competenza” in base al genere percepito) è ancora molto diffusa. Infatti, diverse professioni continuano ad essere considerate adatte solo a un determinato genere

Il caso della carriera alias: un segnale, ma non una soluzione

L’Università Bicocca di Milano è stata la prima in Italia ad integrare la carriera alias per studentesse e studenti, personale e docenti. Questo permette l’uso del nome di elezione in ogni fase della vita universitaria, dalla tesi ai documenti amministrativi (tranne che sul diploma per motivi legali).

Sebbene rappresenti un importante passo avanti, la carriera alias da sola non elimina lo stress dovuto alla pressione di genere. Studentesse e studenti transgender continuano a percepire l’urgenza di “adeguarsi” per evitare reazioni negative (EIGE, 2016) e bullismo.

Le ricadute psicologiche: cosa ci dicono le ricerche?

Numerosi studi documentano l’impatto della pressione di genere sulla salute mentale:

  • Una ricerca (Reisner et. al 2015) ha evidenziato che le e giovani transgender hanno un rischio due o tre volte maggiore di sviluppare depressione e disturbi d’ansia rispetto alle e ai coetanei cisgender.
  • Secondo uno studio australiano (Strauss et. al 2020) vi è un’alta incidenza di esperienze negative tra giovani trans: il 74% ha subito bullismo e quasi il 69% discriminazione. Tali esperienze hanno un impatto diretto sul rendimento scolastico e sulla salute psicologica.

Normative e inclusione: tra principi e realtà

In Italia, per le grandi aziende e organizzazioni, esiste la certificazione UNI ISO 30415:2021 Diversity & Inclusion (D&I) che fornisce linee guida concrete per le organizzazioni, anche se la sua complessità la rendono accessibile solo a poche realtà.

Anche la UNI/PdR 125:2022, relativa alla parità di genere, pur rappresentando un progresso, non include specifici riferimenti alla realtà delle persone trans. Questo standard però, pur con le migliori intenzioni, può paradossalmente aumentare la pressione di genere: perché per certi versi si chiede alle persone trans di adattarsi a modelli binari imposti dalle politiche aziendali, annullando la complessità delle loro esperienze.

Come costruire un cambiamento autentico?

Le norme esistono, ma spesso non bastano. Occorre costruire un cambiamento culturale profondo che passi dalla formazione, dalla visibilità e dall’ascolto delle voci transgender e non binarie.  È fondamentale creare ambienti sicuri, rispettosi e realmente inclusivi, in cui ciascuna persona possa sentirsi riconosciuta e valorizzata nella propria unicità.

L’apertura passa anche dalla diffusione di conoscenza: senza consapevolezza, i tempi del cambiamento rischiano di dilatarsi all’infinito. E le persone, nel frattempo, continuano a pagare il prezzo della pressione di genere.

Autore

Bianca Iula

Bianca Iula è programmatrice web di siti di e-commerce.
Donna transgender, è divulgatrice di tematiche trans negli ambiti del mondo del lavoro, del diversity management, del settore medico scientifico e della medicina di genere.
Nel suo blog ”Simiula” racconta la sua transizione.

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