Caring Genitorialità

L’Equal Care Day: quando la cura diventa una responsabilità condivisa

L’Equal Care Day: quando la cura diventa una responsabilità condivisa
Scritto da Ilaria Cantoro

In Germania, da quasi un decennio, si cerca di ampliare la discussione legata alla festa del papà e della mamma, andando oltre cliché e stereotipi e affrontando in modo più ampio i temi della genitorialità e del lavoro di cura.

In questo contesto si inserisce l’Equal Care Day, istituito nel 2016 dagli attivisti tedeschi Almut Schnerring e Sascha Verlan, l’obiettivo di portare nel dibattito pubblico un tema spesso invisibile: il lavoro di cura.

Per lavoro di cura si intende un insieme di attività essenziali per il funzionamento della vita sociale e familiare: la cura dei figli, l’assistenza a persone anziane o non autosufficienti, l’organizzazione quotidiana della vita domestica e il cosiddetto carico mentale, ovvero la gestione invisibile di bisogni, scadenze e responsabilità familiari.

La data simbolica della giornata sarebbe il 29 febbraio, il giorno che compare solo negli anni bisestili e che negli altri anni “non esiste”. Una metafora efficace per rappresentare quanto il lavoro di cura sia spesso dato per scontato e poco visibile, nonostante sia indispensabile per il funzionamento della società.

Un lavoro essenziale ma ancora diseguale

Negli ultimi decenni le società occidentali hanno sviluppato diversi servizi per sostenere le famiglie: asili nido, scuole a tempo pieno, servizi di assistenza e centri diurni.

Questi strumenti rappresentano un supporto importante, ma non coprono l’intero lavoro di cura. Molte attività rimangono infatti all’interno delle famiglie e continuano a richiedere tempo, organizzazione e responsabilità quotidiane.

Ed è proprio qui che emerge una delle principali questioni di equità: il lavoro di cura è ancora svolto in misura prevalente dalle donne. Dati recenti riportanto che in Italia le donne dedicano in media oltre quattro ore e mezza al giorno al lavoro domestico e di cura, mentre gli uomini meno di due ore. Un divario che si riflette anche nelle statistiche internazionali: circa il 74% del lavoro di cura non retribuito continua a essere svolto dalle donne. Questo squilibrio è strettamente collegato a fenomeni ben noti nel dibattito sulla parità di genere, come il Gender Pay Gap. Le donne, cioè chi si fa maggiormente carico della cura, hanno spesso meno possibilità di lavorare a tempo pieno, di accedere a opportunità di carriera o di partecipare pienamente alla vita sociale e politica.

Le conseguenze si estendono lungo tutto l’arco della vita professionale e arrivano fino alla pensione, incidendo sull’indipendenza economica e sul rischio di povertà nella terza età.

Per questo motivo il tema della cura non può essere affrontato solo come una questione privata o familiare: si tratta di un problema strutturale che richiede soluzioni collettive e politiche.

Coinvolgere anche gli uomini nel cambiamento

Negli ultimi anni diverse iniziative legate all’Equal Care Day hanno iniziato a coinvolgere sempre più attivamente anche gli uomini nel dibattito. A Monaco di Baviera, oltre venticinque organizzazioni collaborano nella rete Equal Care MUC, una lega di enti e associazioni pubbliche e private che si occupano di lavoro di cura, caregiving e genitorialità, di cui sono coordinatrice, con la finalità di promuovere momenti di confronto e sensibilizzazione su questi temi.

L’obiettivo non è puntare il dito o creare contrapposizioni, ma aprire uno spazio di dialogo. Se il lavoro di cura riguarda l’intera società, il cambiamento può avvenire solo attraverso il coinvolgimento di tutte le persone.

Proprio durante l’edizione del 28 febbraio 2026, uno dei momenti più significativi dell’evento è stato la registrazione dal vivo di una puntata del podcast della radio pubblica bavarese Bayerischer Rundfunk, intitolato “Ein Zimmer für uns alleine”. Il titolo richiama, con una leggera variazione, il celebre saggio Una stanza tutta per sè di Virginia Woolf.

Il podcast solitamente invita donne di generazioni diverse a confrontarsi su temi sociali e culturali, ma per questa puntata speciale dedicata all’Equal Care Day la prospettiva è stata differente: a raccontare la propria esperienza sono stati tre padri di età diverse. Nel dialogo hanno condiviso riflessioni sul lavoro di cura, sulla conciliazione tra vita privata e professionale e su come il ruolo paterno stia cambiando nel tempo. A intervenire sono stati Martin W., attore di 38 anni, Lars C., editore di 45 anni e Ulrich K., pedagogista in pensione di 70 anni. I loro interventi hanno offerto uno sguardo intergenerazionale su come uomini diversi vivono oggi la responsabilità della cura.

Una responsabilità condivisa

Queste riflessioni aprono delle domande estremamente attuali: oggi i padri possono scegliere che tipo di genitori essere? Possono partecipare attivamente alla cura familiare senza che questo venga percepito come una deviazione dalle aspettative professionali o sociali?

Sempre più uomini stanno cercando di farlo. Tuttavia, il cambiamento richiede ancora di superare stereotipi radicati che associano la cura quasi esclusivamente al ruolo femminile.

Iniziative come l’Equal Care Day invitano proprio a immaginare una prospettiva diversa: una società in cui la cura non sia un peso invisibile distribuito in modo diseguale, ma una responsabilità condivisa tra generi, generazioni e organizzazioni.

Un cambiamento che riguarda le persone, le famiglie, le istituzioni e anche il mondo del lavoro.


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Autore

Ilaria Cantoro

Classe 1984, italo-tedesca, pedagogista laureata presso l’università di Milano Bicocca, ha fatto della sua esperienza internazionale un punto di forza.
Subito dopo la laurea si trasferisce in Germania e poi a Sydney in Australia. In questi anni lavora come pedagogista e insegnante di italiano per scuole internazionali, enti pubblici e aziende private.
Dal 2015 è di nuovo in Germania, dove ha co-fondato la Start-up “Insieme”, la cui missione è supportare famiglie multiculturali e multilingue nel contesto tedesco fornendo corsi di formazione e consulenze.
Per la sua storia personale e professionale è da sempre appassionata alle tematiche legate alla Diversity, Equity & Inclusion. Nel 2022 quindi decide di prendere un’ulteriore certificazione in pedagogia dell’inclusione e dell’integrazione presso la ILS-Fernstudium di Amburgo.
Dal 2022 si occupa di inclusione in ambito disabilità, di corsi di formazione per genitori, professioniste e professionisti del settore e di consulenze.
Collabora con Wise Growth nell’area Disabilità e Caregiving occupandosi in particolare della progettazione e della gestione del network interaziendale Disability Lab e di percorsi di consulenza e formazione aziendali.

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