LGBTQIA+ Tokenismo

Nera Jones: dal tokenismo allo storytelling come leva di inclusione

Nera Jones: dal tokenismo allo storytelling come leva di inclusione

Negli ultimi anni il racconto della diversità nelle produzioni culturali, dalle serie TV alla narrativa, ha oscillato tra due poli opposti. Da un lato, una crescente attenzione a portare in scena soggettività storicamente marginalizzate, talvolta però in modo percepito come esibito, dichiarativo, quasi una forma di tokenismo*. Dall’altro, un approccio più sottile e narrativamente solido, in cui le differenze non scompaiono ma smettono di essere il centro esclusivo della storia: esistono, incidono, ma non esauriscono i personaggi. È ciò che possiamo definire una rappresentazione non tematizzata.

Questo secondo modello si sta rivelando particolarmente efficace (si veda ad esempio il successo della seconda stagione della serie TV Bridgertone). Non perché ignori le condizioni di svantaggio, ma perché le sottrae a una messa in scena piatta e riduttiva. I personaggi non sono più costruiti attorno a un’unica chiave di lettura, bensì come individui complessi, attraversati da dimensioni molteplici, professionali, affettive, esistenziali, tra cui anche quella identitaria.

In questo modo, la narrazione evita sia il rischio del tokenismo, in cui la differenza è presente ma superficiale, sia quello opposto della iper-tematizzazione, che finisce per appiattire l’esperienza su un solo asse.

Funziona perché normalizza senza banalizzare: rende visibile la pluralità senza trasformarla in eccezione o dichiarazione programmatica. Consente al pubblico di entrare in relazione con i personaggi prima di tutto come persone, e solo in un secondo momento di coglierne le specificità. È una scelta che non semplifica la realtà, ma la restituisce con maggiore aderenza.

È in questo quadro che si colloca il romanzo di Bianca IulaIl prezzo del cambiamento – Nera Jones Investigazioni” edito da Mursia e uscito il 20 aprile 2026. Un giallo pseudo-autobiografico in cui l’identità della protagonista, una donna trans, è parte della sua storia, ma non il suo unico motore narrativo. Un equilibrio tutt’altro che scontato, che offre uno spunto prezioso per interrogarsi su come oggi possiamo raccontare, con maggiore profondità, le differenze.

Andiamo a conoscere l’autrice e a scoprire come nasce l’idea di questo romanzo:

Da molti anni ho un blog dove racconto il mio percorso di affermazione di genere sia da punto di vista emotivo che condividendo informazioni pratiche per chi sta facendo lo stesso cammino.

All’inizio avevo pensato di scrivere una biografia basata sull’esperienza del blog, ma sentivo il bisogno di fare una divulgazione efficace sui temi di cui mi occupo quotidianamente, ma senza renderla esplicita. Da qui l’idea di un romanzo: un giallo che catturasse la lettrice e il lettore e permettesse di far emergere contesti, relazioni e dinamiche sociali senza la necessità di spiegazioni.
La divulgazione funziona meglio quando chi legge dimentica di stare imparando: è allora che sta davvero comprendendo.

Trovare il tono giusto non è stato facile: volevo una narrazione simile alle serie TV, in grado di ridurre la distanza tra chi legge e i personaggi e senza una voce narrante. Quello che ne è scaturito è un progetto multimediale che unisce narrativa, intelligenza artificiale e strategie di marketing non convenzionali.

Raccontaci di più sul processo creativo

Tra la mia attività di divulgazione e il lavoro, all’inizio scrivevo nei ritagli di tempo. Ho impiegato mesi per arrivare alla prima versione. Poi l’ho lasciata lì. Rileggersi dopo tempo è sempre un rischio. O ti vergogni, o ti sorprendi.

È stato sorprendente: mi ero appassionata leggendo una storia che conoscevo perfettamente. Terminato il romanzo, ne ho stampate alcune copie che ho dato a pochi amici: c’erano delle cose da sistemare, ma la storia era piaciuta! Mi sono anche servita dell’intelligenza artificiale, sia come aiuto nella revisione che in modo sperimentale. È sicuramente uno strumento potente, ma l’atto creativo e intenzionale resta sempre in carico a chi scrive.

Come si sono intrecciate le tematiche di genere e LGBTQIA+ con la trama narrativa?

L’editore Mursia, che ha creduto subito nel progetto, ha avuto un ruolo determinante nella definizione del romanzo. Grazie al dialogo con la casa editrice, ho capito che la divulgazione, per quanto importante, non dovesse mai sovrastare la storia.

Si è rivelata una chiave di lettura molto efficace perché, revisione dopo revisione, la trama ne ha beneficiato in termini di fluidità e coerenza narrativa.

Inoltre, il mio obiettivo non era scrivere un romanzo rivolto a una nicchia di persone, ma volevo arrivare a chi non conosce questi temi. Per questo, la trama e la protagonista sono libere da etichette e stereotipi. Nera Jones è prima di tutto umana: un personaggio realistico, con tutte le sfaccettature di una persona comune con cui si empatizza al di là del fatto che sia una donna trans.

In che modo la campagna di marketing del libro è diventata parte del progetto narrativo?

Non volevo che il libro si “esaurisse sulla carta”. Grazie alle mie competenze da backend developer e graphic designer, ho costruito un vero e proprio universo online. Temevo che l’editore frenasse o limitasse queste iniziative. Invece ho avuto la totale libertà. È qui che il marketing si è trasformato in una componente integrante del disegno narrativo. Nera Jones non esiste solo nel libro: vive online, ha un sito, scrive una newsletter in cui racconta il dietro le quinte del romanzo e pubblica contenuti sui social come @nera_jones.

La maggior parte dei materiali sono stati realizzati attraverso numerose AI, con risultati poi integrati e armonizzati dall’intervento umano. Nel sito c’è anche una sezione chiamata “codici segreti”, costruita come un terminale di altri tempi, che permette di sbloccare contenuti extra: racconti brevi, immagini e materiali che ampliano la storia. È un’estensione dell’indagine, non una promozione nel senso classico.

Potremmo definirti una divulgatrice sotto copertura?

Assolutamente sì! Il progetto Nera Jones – che non si esaurisce al romanzo, ma vive anche online su un sito, una newsletter e i canali social – è volutamente un’occasione di approfondimento e di scambio sulle tematiche LGBTQIA+.

Penso che la scrittura, così come altri strumenti narrativi, siano un potente strumento per diffondere consapevolezza su temi che riguardano condizioni di minoranza o svantaggio.

Una divulgazione efficace deve essere a contatto con la realtà e puntare  sulla rappresentazione naturale di role models non stereotipati. Anche la tecnologia può rivelarsi una preziosa alleata per amplificare alcuni messaggi socioculturali.  Il potere della narrazione fa sì che le storie entrino là dove i manuali non arrivano.

* Il tokenismo (dall’inglese tokenism, basato su token, “gettone” o “simbolo”) è una pratica che consiste nell’includere una persona appartenente a un gruppo sottorappresentato solo in modo simbolico, superficiale, per dare un’apparenza di inclusione, ma senza reale volontà di cambiamento strutturale.

Autore

Redazione Diversity-Management.it

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