A marzo 2026 abbiamo lanciato GenUp, un ciclo di incontri online e gratuiti per ampliare la prospettiva, collaborare meglio in team ed esplorare chiavi di lettura generazionali sui principali temi della vita organizzativa.

Ogni appuntamento è condotto da Ilenia Bua, consulente Wise Growth e PhD in Organizzazione Aziendale, insieme a colleghe e colleghi con età e background diversi.

L’obiettivo è quello di creare uno spazio di dialogo “guidato” in cui potersi confrontare con prospettive diverse, oltre gli stereotipi e i facili slogan. Sono quasi vent'anni che, come Wise Growth, lavoriamo sul tema delle generazioni in azienda con progetti efficaci e su misura, capaci di abilitare persone e team a generare valore sostenibile. E quello che abbiamo visto, progetto dopo progetto, è che la vera valorizzazione delle specificità generazionali nasce nei momenti di condivisione e arricchimento reciproco, e questo genera anche una collaborazione più solida nei team.

GenUp per noi è un’occasione per attivare un confronto costruttivo su diverse tematiche che hanno a che fare con le persone in azienda. A metà percorso, con cinque appuntamenti alle spalle, è il momento di fare un primo bilancio.

I primi cinque incontri:

“Motivazioni e generazioni in dialogo” ha aperto il ciclo a marzo, partendo una domanda spesso data per scontata: cosa ingaggia lavoratrici e lavoratori? È emerso che, oltre ad alcune specificità generazionali, è il contesto che fa la differenza. Occorrono chiarezza sugli obiettivi, riconoscimento delle esigenze e autonomia. Le persone chiedono di sentirsi utili e di essere ascoltate, e questo non ha età.

Ad aprile il focus si è spostato sul linguaggio, con “Ci parliamo, ma ci capiamo?”. Ogni generazione porta con sé riferimenti culturali e codici comunicativi spesso impliciti. Uno stesso contenuto può essere espresso in modi anche molto diversi, a seconda che a farlo sia una persona di 25, 40 o 55 anni. Il punto non è stabilire quale sia il registro "giusto", ma riconoscere quando il modo di comunicare costruisce ponti e quando, invece, alza muri condizionando la collaborazione. Una questione che si collega direttamente all'ageismo: la forma di discriminazione più “democratica”, quella che prima o poi riguarda chiunque.

A maggio, “Online/offline” ha affrontato il rapporto col digitale, mettendo in luce il ruolo centrale dell'esperienza vissuta: ad esempio, le persone “native digitali” abitano la rete come ambiente di vita, quelle che ci sono arrivate da adulte tendono a usare il digitale più come uno strumento. Un tema che però è trasversale a tutte le generazioni è come proteggere attenzione e concentrazione in un mondo del lavoro sempre più iperconnesso. Nell’incontro si è quindi discusso di quanto le policy aziendali su smart working, reperibilità e diritto alla disconnessione siano una vera e propria leva in termini di benessere organizzativo.

Il quarto incontro, a giugno, ha portato la conversazione sulla salute mentale. Punto di partenza sono state alcune ricerche che mostrano che lo stress lavoro-correlato è tra le prime cause di malattia professionale in Europa e che in Italia una larga maggioranza delle persone occupate mostra segnali di malessere psicologico. Ma il dato più interessante riguardava le differenze generazionali nel modo di esprimere (o non esprimere) il disagio: c’è chi tende a minimizzarlo e a nasconderlo, e c’è chi invece lo interroga in termini di senso e nomina apertamente. Il punto è che non esiste una soglia di benessere uguale per ogni persona e per ogni generazione. Misurarle tutte con lo stesso metro è il rischio più concreto per le organizzazioni.

Il quinto incontro di luglio ha chiuso la prima metà del percorso con “Intelligenze intergenerazionali”, dedicato al rapporto tra generazioni e Intelligenza Artificiale sul lavoro. Al di là del gap generazionale nel suo utilizzo, al centro della discussione ci sono stati i vantaggi e i rischi di questo strumento, in azienda e fuori. In particolare, si è parlato di quelle competenze umane che restano “incomprimibili”: creatività, pensiero critico, responsabilità, decision making, capacità socio-emotive e relazionali. Sono queste le abilità davvero fondamentali per fare team con l’AI. In un mondo del lavoro sempre più mediato dal digitale e dall'IA, anche il corpo e la consapevolezza di sé possono diventare risorse strategiche per migliorare la qualità delle interazioni.

Generazioni e lavoro: cosa possono fare le aziende?

I primi cinque appuntamenti di GenUp ci raccontano che il mix generazionale non è un “problema da risolvere” con una policy unica, ma un terreno che richiede di essere codificato con strumenti, prospettive e linguaggi adatti alle persone e ai contesti. Per dare un orientamento pragmatico a ogni incontro, le sessioni si sono concluse tutte con una domanda: cosa possono fare concretamente le aziende?

È un aspetto che ci sta particolarmente a cuore: come Wise Growth abbiamo sviluppato diversi progetti efficaci, nati dalla passione e dall'esperienza maturata in questi anni, pensati proprio per i team multigenerazionali e per abilitare le persone a stare bene e lavorare meglio insieme.

Contattaci per scoprire come possiamo supportare la tua azienda con percorsi personalizzati: info@wise-growth.it

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GenUp continua giovedì 17 settembre h. 12 – 12.45 online con "Over50 o power50? Il valore della maturità femminile" con Ilenia Bua e Marie-Noëlle Terrisse, giornalista, insegnante di yoga e consulente Wise Growth.

È possibile iscriversi qui

Gli appuntamenti sono gratuiti e aperti a tutte le persone interessate.

Per maggiori informazioni visita il nostro sito e scrivici a info@wise-growth.it