Disability management Universal design

Disabilità e accessibilità nella logistica

Disabilità e logistica

Disabilità: due prospettive per leggere un fenomeno complesso 

Quando parliamo di disabilità ci relazioniamo con un concetto tanto ampio quanto complesso e che presenta molteplici sfaccettature. Come è noto, esistono diverse disabilità: non solo riconducibili alla sfera fisica, ma anche a quella psicologica, cognitiva o sensoriale.  

Meno noto è il fatto che – come stabilito dall’OMS nel 2011 – Le disabilità sono il risultato dell’interazione tra le persone, gli ostacoli posti dall’ambiente e i comportamenti altrui, che impediscono una effettiva e piena integrazione sulla base di un principio di eguaglianza tra individui. La disabilità, quindi, non appartiene alla persona, ma si manifesta nell’interazione tra essa e l’ambiente. In un ambiente inclusivo, le caratteristiche delle persone rimangono tali ma si riduce la disabilità. In quest’ottica, le persone possono essere, con i loro comportamenti, o facilitatrici o barriere.

Per sviluppare e adottare un approccio inclusivo nei confronti della disabilità, occorre leggere tale fenomeno attraverso due lenti. Una grandangolare che identifica tutte le potenziali barriere ambientali con una visione complessiva delle diverse possibili tipologie di disabilità e sul loro impatto funzionale, e una più focalizzata, necessaria perché ogni singolo individuo è caratterizzato da peculiarità che lo rendono unico.  

Di tutto ciò abbiamo parlato con due illustri esperti: Andrea Mangiatordi, ricercatore e professore dei corsi di “Tecnologie per la Didattica” e “Pedagogia dell’Integrazione” presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e Roberto Vitali, oggi CEO di Village for all, società di consulenza specializzata in ospitalità accessibile e inclusione e portale che si occupa di recensire località turistiche e fornire indicazioni sull’accessibilità a persone con esigenze di accessibilità e disabilità. Riportiamo qui alcuni pensieri per iniziare ad approfondire un tema complesso e sfidante per le organizzazioni.

Accessibilità come connubio tra universalità e specificità 

Universal design è un metodo per creare, dal punto di vista logistico e non solo, ambienti che garantiscano maggiore accessibilità a qualunque persona. 

Disabilità e accessibilità nella logistica

Con questo termine, riprendendo le parole dell’architetto americano Ronald Mace, si intende la “progettazione di prodotti ed ambienti affinché siano usabili da tutte le persone, nel modo più ampio possibile, senza bisogno di adattamento o di progettazione specializzata”[1]. Tale metodo propone sette princìpi fondamentali: 

  • Principio 1 – Equità – uso equo: utilizzabile da chiunque. 
  • Principio 2 – Flessibilità – uso flessibile: si adatta a diverse abilità. 
  • Principio 3 – Semplicità – uso semplice ed intuitivo: l’uso è facile da capire. 
  • Principio 4 – Percettibilità – il trasmettere le effettive informazioni sensoriali. 
  • Principio 5 – Tolleranza all’errore – minimizzare i rischi o azioni non volute. 
  • Principio 6 – Contenimento dello sforzo fisico – utilizzo con minima fatica. 
  • Principio 7 – Misure e spazi sufficienti – rendere lo spazio idoneo per l’accesso e l’uso. 

Come sottolinea Andrea Mangiatordi, questi princìpi vanno tenuti tutti in considerazione e aiutano a non dimenticare aspetti che rischierebbero di passare in secondo piano. Tuttavia vanno anche combinati e prioritizzati in base al risultato migliore possibile, perché in alcuni casi potrebbero entrare anche in conflitto tra loro: ad esempio, la disponibilità negli accessi alla metropolitana di alcuni tornelli particolarmente ampi per l’accesso di sedie a rotelle (ma anche di passeggini e carrozzine) mentre rispetta il principio numero 7, sembra violare il numero 1 (perché separa l’accesso per alcune persone) ma è la soluzione ottimale per una gestione fluida ed equa per tutte le persone. 

Vi è poi da dire che una progettualità universale non necessariamente contribuisce a soddisfare tutte le singole necessità individuali. Per questo motivo, nelle organizzazioni e nei rapporti continuativi occorre considerare un secondo approccio che soddisfi maggiormente questo tipo di esigenza: l’accomodamento ragionevole. Si tratta di una diversa concezione progettuale che consente di intervenire con soluzioni ad hoc per ciascuna specifica richiesta, tenendo conto del rapporto tra benefici ottenibili e costi sostenuti. 

Un esempio di applicazione sono quelle situazioni in cui l’azienda concede la possibilità di lavorare da casa a quelle persone che, in accordo con il personale medico, presentino difficoltà o impossibilità a raggiungere il luogo di lavoro fisico. Trovare un compromesso tra un’equa garanzia di accesso agli ambienti ed il soddisfacimento di esigenze specifiche si presta, quindi, ad essere l’approccio migliore per rendere concreta un’accessibilità inclusiva. 

Design partecipativo

Un approccio virtuoso che “eleva” il concetto dell’accomodamento ragionevole a livello progettuale (o rende maggiormente pertinente il “design for all”) è il design partecipativo. Mentre con i primi due approcci uno spazio, pre-progettato in maniera inclusiva, subisce modifiche qualora vi sia la necessità di offrire delle soluzioni ad esigenze emerse da persone che ne fruiscono, con il design partecipativo la progettazione si svolge mediante confronto, all’interno delle aziende, tra coloro che si occupano di definire spazi, tempi, ruoli, dotazioni e percorsi e le persone che li utilizzeranno e vi aderiranno.  

Anche questo approccio presenta il vantaggio di mettere la persona al centro della progettazione e della modellazione di spazi e metodologie, ponendosi in ascolto dei suoi bisogni e delle sue necessità. Si tratta di rendere strutturale un processo di mediazione tra chi, nei contesti organizzativi, si trova in posizioni apicali e prende decisioni e coloro che, invece, vi si devono attenere. 

Linee guida per una maggiore accessibilità: l’esempio del settore turistico 

Non sono soltanto i contesti organizzativi come le aziende a essere chiamati a ragionare in termini di accessibilità, ma si tratta di una sfida che, da tempo, riguarda anche il settore turistico.  Un’esigenza che, in Italia, ha iniziato a farsi strada grazie all’opera di Roberto Vitali 

Disabilità e accessibilità nella logisticaVitali, a tal proposito, parla di “ospitalità accessibile”, intendendo un obiettivo che si può raggiungere attraverso un duplice intervento. Da un lato serve un audit delle strutture turistiche per raccogliere informazioni oggettive in merito ai servizi e alle strutture adibite ad ospitare persone con disabilità. Dall’altro la formazione di tutte le figure professionali di management, di contatto e chi si occupa della manutenzione per creare le condizioni migliori per una Ospitalità che sappia garantire una guest experience di qualità e appagante per l’Ospite. La norma sull’abbattimento delle barriere architettoniche non è di per sé garanzia di qualità e di soddisfazione di una esigenza di accessibilità. 

Focalizzare l’attenzione sulle esigenze di accessibilità permette di dare attenzione alle esigenze delle persone e quindi di offrire una maggiore qualità. Questo approccio, è tanto più efficace nella misura in cui vede coinvolte tutte le figure della filiera turistica: dai trasporti, all’urbanistica, fino ad arrivare al commercio, alla ristorazione, alla cultura, ai servizi e, non ultima, all’informazione. 

L’accessibilità all’interno del panorama legislativo  

Roberto Vitali ci ha spiegato che “Nel panorama legislativo riguardante l’accessibilità, si è assistito nel tempo al passaggio da un paradigma prescrittivo a uno prestazionale”. Quest’ultimo consente di avviare dei procedimenti dal basso per permettere alle persone di far valere i propri diritti a partire da esigenze specifiche dimostrabili. La legge 13/1989 (mai aggiornata ma ancora attuale) che disciplina l’abbattimento delle barriere architettoniche segue il paradigma prescrittivo[2]. Il decreto 236 dello stesso anno definisce i criteri di progettazione e gli accorgimenti da seguire nella costruzione e nella ristrutturazione degli edifici e fornisce indicazioni rispetto alle dimensioni e tecniche di camere e arredi.  

Le leggi più recenti a tutela e supporto di persone con disabilità seguono il paradigma prestazionale: la legge 18, promulgata nel 2009[3], che ratifica e mette in atto quanto stabilito dalla convenzione delle Nazioni Unite rispetto alle aree di intervento e tutela, e la legge 67, entrata in vigore nel 2006[4], la quale disciplina la parità di trattamento delle persone con disabilità, oltre che le casistiche di discriminazione.

Questa evoluzione in ambito legislativo va di pari passo con gli ambiti della logistica, del turismo e organizzativi, e dimostra come l’accessibilità sia un principio in continuo affinamento, derivante sempre più da un costante dialogo tra le singole parti chiamate in causa: chi si occupa di progettazione, da un lato, e l’utenza finale di tali interventi, dall’altro. 

Note

Autore

Redazione Diversity-Management.it

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