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Smart working e disabilità. Un binomio vincente e possibile

smart working e disabilità
Daniele Gazzorelli

Smart working e disabilità sono due concetti che possono coesistere all’interno di un progetto condiviso tra azienda e lavoratore.

In RJ45 ne siamo convinti: lo smart working è uno strumento che, se gestito con consapevolezza e flessibilità, può offrire numerosi vantaggi sia all’organizzazione che alla persona con disabilità.

Una possibilità di inclusione lavorativa concreta

Per l’azienda significa poter contare su una maggiore fascia di lavoratori in grado di contribuire ai propri bisogni produttivi, anche in adempienza agli obblighi normativi di assunzioni obbligatorie.

Di fatto aumentano le possibilità di inserimento lavorativo e la “tipologia” di persone collocabili all’interno dell’organizzazione aziendale.
Stiamo parlando di individui perfettamente in grado di lavorare ma con difficoltà di movimento, senza patente, spesso impossibilitati a prendere mezzi pubblici.
Oppure lavoratori psicologicamente fragili o che soffrono di malattie croniche che richiedono particolari trattamenti nel corso della giornata. 

Maggiore flessibilità, maggiori opportunità

Nella nostra storia abbiamo incontrato un numero significativo di risorse, con competenze e capacità, assolutamente in grado di contribuire alla crescita aziendale.
Questi talenti erano fuori dal mondo del lavoro solo perché non nelle condizioni di raggiungere e lavorare con regolarità presso la sede aziendale.

smart working e disabilità

In alcuni casi, inoltre, le persone con disabilità seguono terapie specifiche con effetti anche significativi sullo stato di salute generale; di solito devono sottoporsi a visite mediche, in orari spesso coincidenti con quelli lavorativi.

Tutto questo porta all’esigenza di una maggiore flessibilità nel rapporto di lavoro e a ritmi “personalizzati” in quanto fortemente connessi alle condizioni di salute. 

E’ evidente che la possibilità di lavorare da casa e in orari flessibili concordati, anche grazie al supporto dei moderni mezzi tecnologici, rappresenta una concreta opportunità che favorisce da un lato l’integrazione lavorativa delle persone con disabilità e dall’altro concorre alla crescita aziendale.

New Ways of Working

Questo momento storico, che ha scardinato il paradigma tradizionale del lavoro in presenza, sembra essere il più propizio per la creazione di modelli innovativi.
Tutti i lavoratori chiedono più attenzione all’equilibrio vita-lavoro.
Abbiamo riflettuto su queste tematiche anche nell’ultimo incontro di The Wise Place del 25 novembre 2021 “Human Restart e nuovi modelli organizzativi”.

RJ45 fa parte del network The Wise Place e in questo incontro abbiamo portato la testimonianza di come per essere aziende resilienti e innovative sia necessario capire i nuovi bisogni dei propri collaboratori. In particolare, abbiamo invitato a riflettere su come per le persone con disabilità lo smart working sia uno strumento fondamentale di inclusione.

Smart working e disabilità. Strumento perfetto?

Allo stesso tempo non vogliamo assolutamente far passare il messaggio che lo smart working sia lo strumento perfetto per promuovere inclusione lavorativa.
Tutt’altro.

smart working e disabilità

Abbiamo visto direttamente le conseguenze negative di uno “smart working estremo” e “senza controllo”, un pericolo a cui sono esposti tutti i lavoratori ma che diventa estremamente preoccupante nel caso dei lavoratori con disabilità, i quali potrebbero addirittura rischiare un peggioramento delle condizioni di salute se confinati in modo permanente nelle loro abitazioni.

Non dobbiamo dimenticare che le persone con disabilità vivono spesso situazioni di isolamento ed esclusione e che il loro bisogno di lavoro è pari a quello di socialità. 

Progetti personalizzati

Quello che serve è uno smart working flessibile, che alterna momenti di presenza al “telelavoro”.

La necessità è diminuire l’importanza dei concetti tradizionali di tempo e sede lavorativa.
È inoltre fondamentale contare su iniziative di formazione e di welfare aziendale volte al consolidamento delle relazioni umane e personali.

In tutti i casi vale la regola del “progetto personalizzato”. Un inserimento lavorativo che funziona deve essere costruito sulla base delle caratteristiche e dei bisogni individuali della persona.

Ciò determinerà anche la validità o meno dello smart working quale strumento per massimizzare le opportunità di inclusione lavorativa e la capacità produttive delle persone con disabilità.


RJ45
rj45 social innovation

Cooperativa sociale nata a Brescia nel 2014, si occupa di creare opportunità lavorative per persone svantaggiate.
Lavora per aziende private ed enti offrendo servizi con cui possono adempiere ai loro obblighi di assunzioni obbligatorie (legge 68/99).
Tra le varie attività RJ45 si è specializzata in back-office, data-entry/stoccaggio documentale, help-desk, facility, reception, trasporto di persone.
Oggi conta su un organico di oltre 100 dipendenti e una presenza operativa in diverse importanti città tra cui Milano, Roma, Torino e Firenze.
Per maggiori informazioni: www.rj45.it

Autore

Daniele Gazzorelli

Daniele Gazzorelli

45 anni, di cui più della metà trascorsi a lavorare nel terzo settore.
Responsabile commerciale di diverse cooperative sociali e consorzi bresciani, nel 2013 si unisce a professionisti provenienti sia dal mondo profit che dal non profit e fonda RJ45 di cui ancora oggi è presidente.
Dal 2015 diventa inoltre area manager e consigliere di amministrazione di Ethos SPA, azienda di servizi di backoffice e data-entry in outsourcing.

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