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Tecnologia e formazione: opportunità e sfide in un mondo in continua evoluzione

Alessandro Redaelli
Quando parliamo di tecnologia la nostra mente fa automaticamente riferimento a una serie di “oggetti/strumenti” ormai divenuti presenza costante nella vita di ognuno di noi.

Questa visione, seppur vera, ci fa correre il rischio di soffermarci solo su una delle tante facce che la tecnologia, e tutto ciò che le ruota attorno, può muovere. Infatti, rischiamo di dimenticare il “percorso evolutivo” che la tecnologia ha compiuto accompagnando l’uomo fino ai giorni nostri e le diverse modalità applicative che ora possiamo sperimentare. È evidente che, accanto al suo percorso lineare lungo i secoli, la tecnologia abbia dovuto affrontare alcuni momenti di cambiamento più repentini: il processo di digitalizzazione, avvenuto nel corso degli ultimi anni, è un esempio lampante. Infatti, questa fase ha amplificato le possibilità di utilizzo della tecnologia nelle relazioni in un modo che prima non era mai stato possibile.

La rivoluzione digitale ha avuto ripercussioni in tutti i campi della vita delle persone e proprio per questo motivo è stata capace di mutare profondamente anche il mondo della formazione.
Oggi, infatti, è impossibile non prendere in considerazione la tecnologia all’interno di questo panorama e non intenderla anche sotto un’ottica educativa; altrimenti correremmo il rischio di ridurla ad una mera oggettualità e di non sfruttarla in tutta la sua ricchezza, sia per i fruitori della formazione che per gli stessi docenti.

Le potenzialità e l’efficacia operativa all’interno di un contesto formativo sono evidenti già in riferimento alla sua funzione strumentale, che agevola e permette innumerevoli attività, dal reperimento dei materiali alla connessione, dal lavoro di gruppo alla comunicazione; tutti aspetti che una volta avrebbero richiesto tempi molto lunghi e non sarebbero stati sempre attuabili. Un altro vantaggio introdotto dalla tecnologia è senza dubbio la possibilità di superare il concetto fisico di luogo: la formazione attraverso la tecnologia può, infatti, avvenire anche a distanza ma mantenendo un “aspetto” di contemporaneità. Inoltre, permette di aumentare notevolmente il numero di esperienze formative che i discenti possono sperimentare anche in autonomia.

Le nuove tecnologie, sempre più improntate ad una dimensione multimediale, di connessione e di collaborazione, permettono così agli utenti di rimanere in contatto tra loro. Proprio queste caratteristiche, unite alla crossmedialità (la produzione di contenuti da parte degli utenti) hanno spinto la tecnologia e il Web ad assumere sempre più una dimensione partecipativa. Da qui si è sviluppata un’idea di formazione “nuova”, che utilizza app, sistemi di rating e piattaforme mashup che ci permettono di partecipare, condividere e collaborare con gli altri.

In questa logica di produzione e circolazione di informazioni il Web collaborativo colloca la figura del discente in una posizione centrale all’interno dei percorsi formativi.
Queste attività, sempre più legate ad un tipo di formazione esperienziale, necessitano però di una profonda rielaborazione dei vissuti per riuscire a comprenderne appieno il significato. Ecco che allora la tecnologia – soprattutto all’interno di contesti che vogliono mettere al centro lo sviluppo delle competenze personali e le dimensioni comunitaria e sociale – non può oggi prefigurarsi totalmente staccata da una dimensione d’aula, in cui formatore e discenti possano interagire tra loro.

È così evidente che la rivoluzione tecnologica a cui abbiamo assistito nel corso degli ultimi anni non ha assolutamente comportato un declino della formazione, ma anzi ha aumentato come mai prima d’ora la possibilità di iniziative formative. Ovviamente è necessario cambiare, almeno in parte, l’idea di formazione che fino ad oggi ci ha guidato poiché i confini tra formazione e autoformazione si fanno molto più sfumati.

In questa direzione si collocano diverse modalità di fare formazione. Una delle più famose è chiamata Blended Learning, che risulta essere l’alternanza tra una formazione in presenza e una on-line e che viene per questo soprannominata «brick and click»¹. Questo percorso ha il pregio di essere una soluzione graduale, che valorizza il momento d’aula poiché è in questa sede che si sviluppano aspetti particolarmente delicati del processo formativo. Inoltre, grazie alla sua particolare scansione temporale e alla capacità di integrare le due differenti tipologie, è in grado di migliorare le esperienze formative. Questa modalità di intervento può essere utilizzata soprattutto quando si è chiamati a lavorare con numeri molto elevati.

Accanto ad essa può essere introdotta anche un’altra modalità, che può tenere legate insieme tecnologia e incontro face to face; si tratta della logica peer: oltre ad una formazione più “classica”, rivolta a quelli che potremmo definire esperti, si può aggiungere una struttura tecnologica fatta di diversi contenuti per riuscire a raggiungere gli altri soggetti. Questo format risulta utile in quelle situazioni in cui si vuole sviluppare un processo di apprendimento più collaborativo e che quindi vede “figure alla pari” farsi promotori e diffusori di “saperi”.

È evidente allora che, adottando metodologie formative nuove, sia oggi necessario anche fermarsi a ripensare i tipi di intervento senza però perdere tutto il bagaglio fin qui accumulato: attività, riflessioni, pensieri, conoscenze e scelte consapevoli nell’utilizzo delle diverse tecniche operative. È questo che permette al formatore di strutturare percorsi senza che essi risultino una banale successione di attività.

In questa direzione si possono collocare anche percorsi formativi nei quali vengono utilizzati i videogiochi che, nell’idea di J. P. Gee², non sono intesi come “materiale prettamente didattico”, poiché il fulcro dell’interesse è capire quello che accade ai soggetti mentre stanno giocando. Infatti, ciò che risulta importante è il loro funzionamento: è proprio questo aspetto a “incollare” il videogiocatore allo schermo, innescando un apprendimento efficace, spontaneo e motivato che si manifesta dentro la dinamica del provare e riprovare fino al raggiungimento del traguardo.

È chiaro allora che, se si vuole proporre un’esperienza densa di significato e al passo coi tempi, non è possibile pensare a un modo solo di fare formazione. È necessario invece fare i conti con un panorama articolato che vede la tecnologia includere le persone e la componente umana ricoprire una posizione di assoluto rilievo, in quanto tutti i possibili sviluppi passano ancora dalla relazione interpersonale.


¹ G. P. Quaglino, Formazione. I metodi, p. 384.
² J. P. Gee, Come un videogioco. Insegnare e apprendere nella scuola digitale, Cortina, Milano, 2013.

Autore

Alessandro Redaelli

Alessandro Redaelli

Nato a Desio nel 1984, si è laureato in Scienze dell’Educazione con indirizzo Interculturale presso l'Università degli Studi di Milano Bicocca e ha conseguito la laurea specialistica in Scienze Pedagogiche, indirizzo “Formazione nelle Organizzazioni”, presso l’Università Cattolica di Milano. Sta ultimando il terzo anno di scuola specializzazione in counselling presso lo IACP di Milano, dove ha anche conseguito il certificato di formatore Gordon. Lavora come formatore e consulente per diversi enti e associazioni del territorio, occupandosi di progettazione e gestione dei percorsi sia per giovani che per adulti. Collabora con il consultorio di Rho nella progettazione e realizzazione di percorsi formativi all'interno delle scuole.

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