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New ways of working e conciliazione: quali sfide per i genitori al lavoro?

New ways of working
Stefania Baucè
Scritto da Stefania Baucè
New ways of working e conciliazione

A quasi due anni dall’inizio della pandemia, è utile provare a riflettere su come le “new ways of working” abbiano trasformato alcuni comportamenti, soprattutto relativi alla gestione della genitorialità in azienda

Rispetto a due anni fa la situazione per i lavoratori con figli in età prescolare non è migliorata di molto, anzi, spesso purtroppo è peggiorata: con l’aggravante che ormai ci si è rassegnati ad uno straordinario vissuto come ordinario, dando per scontato che in qualche modo si riesca a tenere tutto in equilibrio e che il cosiddetto “smart working”, possa essere la soluzione a tutto. 

Smart working?

Come prima cosa è bene sgombrare il campo da una terminologia non corretta e molto lontana dalla realtà, che è ormai entrata nel lessico comune: quello che abbiamo praticato negli ultimi due anni, soprattutto nei periodi clou di lockdown, non è smart working.

Ci siamo abituati a lavorare in “smart”, anche se di smart questa situazione non ha proprio nulla e non risponde a nessuna delle caratteristiche proprie del “vero” smart working: organizzazione autonoma dei tempi e degli spazi, lavoro su obiettivi, flessibilità e libertà di scelta.

Questo recente picco pandemico ha evidenziato ancora una volta che alle parole spesso non seguono i fatti.
Le famiglie sono lasciate sole ad affrontare l’emergenza, potendo contare quasi esclusivamente sulle proprie forze in base alle possibilità economiche e lavorative di ognuno.

Pandemia e occupazione femminile

Come sappiamo, la pandemia ha colpito più duramente l’occupazione femminile di quella maschile. Infatti, il 55,9% dei posti di lavoro persi appartiene a donne che si sono trovate a gestire un carico decisamente maggiore durante i periodi di lockdown.

Da un lato sono state più impegnate sul piano professionale (il 74% ha continuato a lavorare, contro il 66% degli uomini), dall’altro con la chiusura delle scuole quasi 3 milioni di loro hanno dovuto garantire la presenza al lavoro e al tempo stesso assistere i figli impegnati nella DAD.  

Tanti genitori si sono trovati a lavorare con i figli accanto, e questa va considerata sicuramente una modalità straordinaria di gestione.
Sappiamo bene, perché alcuni di noi lo hanno sperimentato direttamente, quanto sia faticoso e a tratti impossibile lavorare e contemporaneamente gestire un figlio piccolo o in età scolare.

Per la prima volta dal 2013 il tasso di occupazione femminile in Italia è sceso: nel 2020 è al 49%, mentre in Europa lavorano in media quasi 63 donne su 100 (Istat 2020).

Secondo una recente indagine IPSOS per l’Istituto Toniolo, le madri risultano le caregiver primarie per i figli (sia in età prescolare che scolare), seguite dai nonni, che rimangono soprattutto in Italia, una figura fondamentale per le donne lavoratrici: più del 20% delle madri indica infatti i nonni come i principali caregiver dei figli.

L’emergenza Coronavirus, che ha provocato l’allontanamento dei nonni e la chiusura delle scuole, ha aumentato notevolmente il carico di cura impattando principalmente sulle madri: più di due donne lavoratrici su tre hanno infatti dichiarato di aver dedicato molto più tempo del solito al lavoro domestico e di cura durante la pandemia.
Una situazione di disequilibrio tra i generi che si è amplificata notevolmente, ma che in Italia esisteva già da prima.

In una realtà in continuo cambiamento come quella odierna, può essere utile provare a riflettere sui cambiamenti avvenuti, cercando di far tesoro delle esperienze fin qui acquisite per costruire modelli di conciliazione più equi.

Il punto di vista di Wise Growth

Come Wise Growth, in questi due anni difficili, non abbiamo mai smesso di supportare le aziende e i neo-genitori con percorsi dedicati. 
Come in tutti gli ambiti, anche sul tema della genitorialità, abbiamo osservato diversi cambiamenti, per la maggior parte positivi ma con alcune aree di attenzione.

Per una madre, il momento del rientro al lavoro dopo il termine del congedo è un passaggio molto delicato.
La pandemia ha amplificato ulteriormente alcune difficoltà esistenti da sempre, ma al contempo ha facilitato altre soluzioni.

Ogni genitore ha vissuto situazioni peculiari, influenzate da molteplici fattori: logistici, famigliari, professionali, economici…Le testimonianze che abbiamo raccolto durante i nostri percorsi in azienda sono state diverse tra di loro anche se con alcuni fili rossi.

Questa pandemia potrebbe darci la possibilità di ripensare i ruoli di madri e padri, al di là degli stereotipi e delle etichette. Restituendo alle persone la libertà di decidere come interpretare questi ruoli e integrandoli con gli altri aspetti di sé.

Nuovi equilibri positivi

Sicuramente l’emergenza sanitaria ha ulteriormente portato in evidenza che il primo passo verso una reale conciliazione avviene in casa con l’altro genitore: questa situazione stra-ordinaria ha permesso in qualche caso di negoziare nuovi equilibri, che vedono anche i padri sempre più coinvolti.

I padri sono stati chiamati sempre di più per scelta, ed in qualche caso per necessità, ad un ruolo sempre più attivo e partecipe.
Durante i lockdown più serrati, che in qualche situazione stiamo vivendo ancor oggi, con la chiusura di uffici, asili e scuole, il lavoro in team all’interno della coppia genitoriale nella gestione di famiglia e lavoro, è stato indispensabile ed ha dovuto trovare nuovi equilibri.

A volte i nuovi ritmi, che hanno caratterizzato soprattutto il primo periodo post-Covid, ci hanno consentito di “correre” un po’ meno fuori casa, dovendo giocoforza ridurre e selezionare trasferte e spostamenti e apprezzando anche differenti modalità di lavoro.
Maggior tempo risparmiato quotidianamente nel commuting, meno trasferte lavorative, sono solo alcuni dei principali esempi.
Il Covid ci ha portato a riflettere ed a selezionare con la giusta importanza le trasferte da compiere e questo è stato un aiuto, non solo per i genitori ma per tutti.

Per quello che è veramente importante ci si vede dal vivo, il resto lo si può gestire da remoto.

Anche il rientro al lavoro dopo la maternità è cambiato: tante mamme hanno avuto la possibilità di entrare in congedo quasi a ridosso del parto, usufruendo di un mese in più dopo la nascita del figlio.

Il lavoro da remoto garantisce spesso una maggior flessibilità che in molti casi si è tradotta con un ritorno al lavoro “sdoppiato”: un primo rientro è avvenuto riconnettendosi da remoto, ed un secondo la prima volta che fisicamente si è tornate in azienda.
Questo allungamento dei tempi ha sicuramente aiutato molte mamme-professioniste a trovare con i giusti tempi un miglior equilibrio.

Illuminante, da questo punto di vista, il racconto di una mamma che, grazie a modalità di lavoro da remoto, è riuscita a gestire in maniera molto più facile il rientro dalla terza gravidanza, rispetto alla prima.

Lavorando da casa abbiamo imparato a conoscere anche altri aspetti dei nostri colleghi, responsabili e collaboratori. Perché l’identità di ciascuno di noi si compone di diversi “tasselli”, e quello professionale – per quanto importante – è solo uno di questi.

Un discorso a parte è necessario per i padri che grazie ad una modalità di lavoro maggiormente flessibile, lavorando da casa, hanno potuto vivere sin dall’inizio e con continuità il loro ruolo genitoriale, scoprendo un modo nuovo di essere genitori, molto diverso dai modelli precedenti.
Impossibile ora per alcuni rinunciare a questa parte di sé, avendone scoperto la bellezza.
Una ricerca McKinsey ha dimostrato come la scelta di utilizzare i congedi di paternità aiuti anche a colmare il gender gap.

Le zone d’ombra

Sicuramente le nuove modalità di lavoro portano con sé molti aspetti positivi, soprattutto per i genitori, ma non possiamo certo dimenticare che esistono anche alcune zone d’ombra.

Gli orari più flessibili da un lato hanno facilitato la gestione familiare e professionale, ma dall’altro hanno allungato le giornate lavorative, lasciando ad ognuno la responsabilità di decidere quanto tempo dedicarvi.
Come ben sappiamo per averlo sperimentato di persona negli ultimi due anni, questo è un argomento complesso e di estrema attualità su cui alcune aziende stanno sperimentando policy ad hoc.

Un altro tra gli effetti non piacevoli di questa condizione di neo-genitori, che non possiamo non citare, è il senso di claustrofobia e di isolamento che in alcuni casi, a causa del Covid, si sono amplificati.
Si è parlato di “claustrofobia genitoriale”.

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Anche la lontananza dalla famiglia di origine e la difficoltà di poter ricorrere al supporto dei nonni sono stati un elemento di profonda fatica per chi è diventato genitore in questo periodo.

È lecito anche domandarsi se il lavoro da remoto non abbia creato per le donne (o per le persone che si occupano dell’assistenza a bambini ed anziani all’interno di ogni famiglia) un’ulteriore linea di esclusione.
Is the zoom ceiling the next glass ceiling? è un interessante articolo che ci pone qualche riflessione sui nuovi bias che stanno nascendo tra chi può scegliere di tornare fisicamente al lavoro in ufficio e chi preferisce continuare a lavorare da remoto.

In tutto ciò non dobbiamo dimenticare il ruolo fondamentale dei manager su questi specifici temi.
Sono necessari investimenti ad hoc perché si sviluppino strategie più efficaci e sostenibili di people management.

Il futuro del lavoro, tra sfide e opportunità

Con la pandemia, tutto ciò che veniva ipotizzato come “il futuro del lavoro”, in realtà è già arrivato.
Si è trattato di una grossa palestra che ha permesso di sperimentare nuove e più flessibili, modalità di lavoro, ma che al contempo ha portato alla luce nuove fatiche e linee di faglia tra le persone all’interno delle organizzazioni.

Come uscirne senza tornare ad un “prima” che non esiste più, ma senza al contempo sprecare gli apprendimenti di questi due anni?
Questa, oggi, è la sfida cruciale che organizzazioni ed aziende si trovano ad affrontare.

La fiducia sarà una parola chiave che ci aiuterà a realizzare tutto ciò.
Fiducia nei nostri collaboratori, nei nostri colleghi e, perché no, fiducia anche in noi stessi e nella nostra capacità di essere autonomi e responsabili.

Il “new way of working” ci forza ad abbandonare valutazioni basate sul presenzialismo a favore di un modello orientato agli obiettivi.

Le nuove modalità di lavoro saranno giocoforza ibride, offrendo entrambe le possibilità: un mix di lavoro da remoto e in presenza.
Questa soluzione considera le esigenze di tutti, genitori e non.

Perché il tema della conciliazione non è rilevante solo per madri e padri, ma riguarda tutte le persone che aspirano a trovare un miglior equilibro tra la loro identità personale e quella professionale.

Il recente fenomeno delle “great resignation” è la dimostrazione che lavorare a questi temi è sempre più strategico e indispensabile per le aziende, che non possono più evitare di occuparsi in maniera seria di questi temi centrali rispetto alla crescita e sopravvivenza delle aziende.  

“Riumanizzare” il modo al quale pensiamo al lavoro, mettendo al centro la persona, è la strategia di successo con la quale pensare al futuro.

Autore

Stefania Baucè

Stefania Baucè

Laurea in Economia e commercio conseguita presso l’Università Cattolica di Milano e Master in Marketing Management in Istud.
Ha lavorato in ambito retail GDO dal 2000 al 2010 nel ruolo di senior buyer. Dal 2011 è senior consultant di Wise Growth: si occupa della progettazione e docenza di percorsi formativi sui temi legati alla diversity & inclusion. I principali ambiti di interesse riguardano le tematiche di genere, la gestione del rientro dalla maternità in azienda e gli strumenti che possano agevolare una miglior conciliazione vita privata/vita lavorativa.
Executive coach ICF ACC, diploma conseguito nel 2014 presso EEC Scuola Europea Coaching.

Nel 2017 e 2018 ha frequentato a Barcellona alcuni corsi sul somatic coaching, organizzati da Strozzi Institute.
Coautrice di “Maternità, lavoro, vita” in Girelli L., Mapelli A. (a cura di), “Genitori al lavoro. L’arte di integrare, figli, lavoro, vita” GueriniNext 2016 e contributor nel volume “La Cultura del Rispetto. Oltre l’inclusione” di Bombelli M.C., Serrelli E., GueriniNext 2021.

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