Empowerment Lavoro e Management

Serena-Mente: il potere del benessere sulle persone

Scritto da Massimo Lupi

Per molti anni ci siamo concentrati sulla gestione dello stress lavoro correlato dedicando molta attenzione a ciò poteva essere fonte di stress nei contesti organizzativi. Ci siamo focalizzati sugli eventi a portata stressogena, li abbiamo catalogati su varie scale ed evidenziato il loro effetto sulle persone: ci siamo quindi incagliati sui limiti derivanti da queste situazioni ed abbiamo dimenticato le risorse che ogni persona ha.

Il cambio radicale di prospettiva avviene quando per la prima volta C. Peterson, nel suo libro “A primer in Positive Psychology”¹, enuncia un concetto base per il nostro nuovo modo di vedere l’approccio alla sofferenza psicologica: “le persone superano gli ostacoli che la vita pone loro davanti usando le loro risorse e non i loro limiti”.

Un nuovo focus sulle capacità delle persone, da cui poi deriverà tutta la letteratura sulla resilienza e sul benessere individuale, che non viene più visto come un benefit accessorio ma come il motore principale per aumentare le capacità delle persone di far fronte all’ambiente organizzativo. Le organizzazioni da “incubatori di germi patogeni stressanti” devono creare condizioni che favoriscano lo sviluppo delle capacità adattive positive degli individui.

Le organizzazioni vanno disegnate sul positivo come afferma la Positive Organizational Scholarship² e gli studi contenuti in The Oxford Handbook of Positive Psychology and work³: disegnare sul positivo significa nobilitare il benessere individuale, passarlo quindi da “nice to have” a “must to have”.

Infatti secondo Seligman4 le aree di intervento per favorire lo sviluppo del benessere individuale sono nel modello PERMA:

  • Positive Emotion (emozioni positive): essere in grado di concentrarsi sulle emozioni positive. Vedere il passato, il presente e il futuro in una prospettiva positiva. Nella vita questo punto di vista può aiutarci nelle relazioni, nel lavoro, e migliora la nostra creatività.
  • Engagement (coinvolgimento): fare cose in cui ci sentiamo “pienamente coinvolti”. Abbiamo tutti bisogno di qualcosa nella nostra vita che ci assorba completamente nel momento presente. Questo crea un ‘flusso‘ di immersione felice nell’attività. La mindfulness in questo caso è l’approccio che maggiormente si focalizza sulla “consapevolezza non giudicante sul momento presente”.
  • Relationships (relazioni positive): ricerche dimostrano che i centri del dolore nel nostro cervello si attivano quando siamo a rischio di isolamento. Questo perché, in una prospettiva evolutiva, l’isolamento sarebbe la cosa peggiore che potremmo fare per la nostra sopravvivenza. Per questo, è importante stabilire relazioni sane e positive.
  • Meaning (significato): avere uno scopo e un motivo è importante per vivere una vita di felicità e soddisfazione. Questo aumenta sensibilmente i livelli di felicità, perché ci sentiamo impegnati in qualcosa di importante, di grande e che va oltre noi stessi.
  • Accomplishments (realizzazione): sono gli obiettivi da raggiungere e soddisfare, perché la sensazione di auto-realizzazione è fondamentale per il proprio benessere e la propria felicità. Sentirsi soddisfatti, sentire il benessere derivante dall’aver raggiunto un obiettivo in linea con sè stessi ci consente una carica di felicità indispensabile!

Le pratiche focalizzate sul benessere producono 3 effetti fondamentali:

  1. Amplifying effect. Le pratiche positive producono emozioni positive che a loro volta portano ad un aumento delle prestazioni individuali.
  2. Buffering effect. Le pratiche positive aiutano a superare gli effetti del trauma/disagio negativo aumentando la resilienza, la solidarietà e l’efficacia. Aiutano le persone e le organizzazioni ad avere chiaro ciò che vogliono raggiungere e delle risorse che devono essere messe in campo per farlo.
  3. Heliotropic effect. La focalizzazione sulle pratiche positive e sul benessere genera un circuito virtuoso che si autoalimenta ed allontana le “energie negative” (ad esempio lo stress).

Da queste premesse nasce “Serena-mente” perché il luogo di lavoro è quello in cui passiamo gran parte della nostra giornata e investiamo molte delle nostre risorse e aspettative, sia sul piano mentale che relazionale. È ormai dimostrato che un clima lavorativo sereno e armonico, improntato su dinamiche interpersonali sane e costruttive, sia un presupposto fondamentale per il miglioramento e la sostenibilità nel tempo delle performance professionali e per la fidelizzazione delle risorse:

Le persone restano dove sono felici


¹ Christopher Peterson, A primer in Positive Psychology, Oxford University Press, USA
² Cameron et al. Positive Organizational Scholarship, BK Publisher, S. Francisco
³ Linley et al. Handbook of Positive Psychology and work, Oxford University Press, USA
4  Martin E.P. Seligman, La costruzione della felicità, Sperling Paperback

Autore

Massimo Lupi

Attualmente professore a contratto di Organizational Development and Change presso l’Università di Milano Facoltà di Scienze Politiche e Sociali e Adjunt professor of Organizational Behavior at MIP Graduate business school Politecnico of Milano.
Laureato in Psicologia ad Indirizzo del Lavoro e Organizzazioni presso l’Università di Padova e iscritto all’Ordine degli Psicologi della Regione Lombardia ha maturato esperienze come responsabile formazione, selezione e sviluppo in Beirsdorf Italia, è stato responsabile europeo formazione e sviluppo in Sony Europa a Berlino e responsabile a livello mondiale dei progetti nell’area Talent Management in Microsoft Corporation a Redmond (Seattle – Stati Uniti).

Dal 2010 è consulente di diverse realtà imprenditoriali, occupandosi soprattutto di formazione in area leadership, gestione risorse umane e progetti nell’area del Talent Management, Diversity Management. E’ certificato IAP di THT (Trompenaars Hampden- Turner) per la consapevolezza interculturale.

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