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Lavoro femminile ed emergenza sanitaria

Ilaria Li Vigni
Scritto da Ilaria Li Vigni

A circa un mese dall’avvio della “fase 2” dell’emergenza Covid-19 i cittadini cercano di organizzare il loro ritorno al lavoro.

Tra i problemi che molti lavoratori si troveranno ad affrontare il principale riguarda la gestione dei figli durante la loro assenza, con il risultato che, senza un supporto adeguato, in molti casi uno dei genitori sarà costretto a lasciare il suo impiego per occuparsi dei bambini.

Come da tradizione il lavoro più a rischio sarà quello delle donne, che nel 2020 continuano ancora a pagare a prezzo altissimo la decisione di costruirsi una famiglia.

In questo ultimo mese hanno riaperto fabbriche, negozi, servizi, ma le scuole sono rimaste chiuse, così come gli asili e i nidi.

Se tutto andrà bene la riapertura di queste strutture avverrà a settembre, mentre fino a giugno si continuerà (quando possibile) con la didattica a distanza.

Il decreto approvato dal Governo il 26 aprile non prevede nuove misure di supporto per la cura dei figli. A disposizione dei genitori rimangono il congedo parentale straordinario e il bonus baby sitter da 600 euro previsti dal Cura Italia.

Mansioni domestiche non retribuite, mancato equilibrio tra lavoro e vita familiare, difficoltà di accesso al mercato del lavoro, discriminazioni e abusi: lo scoppio della pandemia Covid-19 sta accentuando di molto le differenze di genere e le donne italiane sono sotto pressione oggi più che mai.

È quanto afferma una recente e interessante ricerca dell’Istituto Toniolo dal titolo “Covid: un Paese in bilico tra rischi e opportunità. Donne in prima linea”, firmata da Tiziana Ferrario e Paola Profeta. I dati evidenziati sono indubbiamente preoccupanti e fanno riflettere. In Italia, il tasso di occupazione femminile è il più basso d’Europa (49,5%), nonostante le donne siano in media più istruite degli uomini (rappresentano il 60% dei laureati).

In pratica, solo la metà delle donne italiane lavora e le lavoratrici sono occupate maggiormente in settori meno retribuiti, ma sono anche più presenti tra le professioni fondamentali per affrontare l’emergenza sanitaria, pensiamo a medici, infermieri e personale impiegato nei servizi pubblici essenziali.

Inoltre, nelle famiglie italiane le donne si fanno carico della maggior parte del lavoro domestico e del lavoro di cura: tre su quattro non vengono supportate dal proprio partner.

In un contesto così sbilanciato, è ovvio che siano le donne ad occuparsi della cura e dell’educazione dei figli ed anche nella gestione dei genitori e parenti anziani o non autosufficienti.

Tale contesto non solo condiziona le scelte degli individui, ma provoca anche la cosiddetta ‘discriminazione statistica’ da parte delle imprese, che preferiranno l’assunzione e la promozione degli uomini, pur in assoluta parità di competenze e di esperienza.

In questo periodo, poi, con le scuole chiuse e le attività ancora parzialmente sospese, le differenze nella divisione del lavoro domestico e dei carichi di cura all’interno della famiglia rischiano di schiacciare sempre di più le donne sotto il peso della casa, della famiglia e del lavoro. Con un ovvio e drammatico pericolo, ovvero che gli stereotipi molto radicati sui ruoli di genere vengano aggravati.

Eppure le donne sono e saranno sempre di più una risorsa essenziale per il nostro sistema sociale ed economico.

E quindi, all’indomani di questa emergenza sanitaria, ci si deve chiedere con grande chiarezza quale ruolo possano ricoprire nella ripresa. Se riusciremo, nel tempo, a modificare gli equilibri all’interno della coppia, nel lungo periodo il lavoro femminile farà un passo avanti.

Lo smart working ad esempio, accelerato dall’emergenza sanitaria, aiuta a bilanciare lavoro e famiglia e, se gestito in modo corretto, rappresenta un’opportunità per la parità di genere.

Più donne al lavoro, anche in posizioni dirigenziali, significherebbe inoltre più PIL, più figli, migliore leadership e decisioni di qualità, nella direzione di uno sviluppo più sostenibile.

Insomma, una maggiore parità di genere aiuta, indubbiamente, ad avere un’economia e una società più efficienti.

Autore

Ilaria Li Vigni

Ilaria Li Vigni

Avvocata penalista, iscritta all’Ordine degli Avvocati di Milano e specializzata in diritto penale dell’economia, reati contro la Pubblica Amministrazione, contro la persona e la famiglia. Consigliere dell’Ordine regionale dei Giornalisti. Consulente legale Consolato USA a Milano. Si occupa di tematiche di genere nell’avvocatura, coordinando corsi di formazione in materia di diritto antidiscriminatorio e pari opportunità e leadership presso le Istituzioni Forensi e le Università. Giornalista pubblicista e autrice di saggi.

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